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Al Parlamento UE il mio report sulle PMI: stop austerity e burocrazia, più risorse e strumenti per uno sviluppo sostenibile
12 settembre 2016
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Aumentare gli investimenti e chiudere il capitolo austerity. Favorire l’accesso al credito e ai fondi europei. Semplificare la burocrazia e migliorare la trasparenza negli appalti pubblici. E poi ancora: ridurre i ritardi nei pagamenti della pubblica amministrazione e, ultimo ma non meno importante, potenziare l’economia circolare. Sono questi i punti principali del mio report “Promuovere la competitività delle Piccole e medie imprese” in Europa. Il report, redatto anche con il contributo dei cittadini durante mesi di intenso lavoro, verrà votato domani al Parlamento europeo a Strasburgo.
Per capire l’importanza di questo report, cito alcuni dati: ci sono ben 23 milioni di piccole e medie imprese in Europa (ovvero aziende con meno di 250 dipendenti), che rappresentano circa il 99 per cento di tutte le imprese, e che apportano un contributo fondamentale allo sviluppo, alla coesione sociale, all’innovazione e alla creazione di occupazione di alta qualità, garantendo oltre 100 milioni di posti di lavoro.
Queste piccole e medie imprese sono la forza motrice della nostra economia e sono spesso la cinghia di trasmissione verso il futuro delle nostre migliori tradizioni produttive. Senza di loro, richieremmo di perdere un patrimonio di saperi, valori e qualità che le multinazionali (compresa la grande distribuzione) hanno tutto l’interesse a schiacciare e disperdere. E sono sempre loro, visto il peso che hanno nell’economia europea, a rappresentare il volano verso uno sviluppo realmente sostenibile e una maggiore equità sociale.
Per aiutare la Pmi, pero’, serve abbattere diversi ostacoli, da quelli burocratici a quelli finanziari. Occorrono maggiori fondi per favorire lo sviluppo di queste imprese, rompendo le rigide catene del Patto di stabilità. Ma occorre anche dare a queste imprese la possibilità concreta di accedervi in maniera semplice e in tempi rapidi.
Ecco perché nel report, oltre a un aumento delle risorse per le Pmi e lo sviluppo dell’imprenditorialità diffusa, chiedo all’Ue di garantire appalti pubblici trasparenti, meno burocrazia sui fondi europei, un accesso al credito più agevolato.
Inoltre, il report indica la strada verso la quale muoversi, superando i limiti dell’“essere piccoli”: per questo, chiedo più risorse e strumenti per l’internazionalizzazione e, soprattutto, per promuovere un processo integrato di politica regionale e politica europea che si concentri su settori specifici come il manifatturiero, le nuove tecnologie, le costruzioni sostenibili, i veicoli verdi e le smart grids.
Il fronte della sostenibilità è centrale: una catena del valore più verde, che comprenda la rifabbricazione, la riparazione, la manutenzione, il riciclaggio e la progettazione ecocompatibile, può offrire considerevoli opportunità commerciali a numerose PMI, purché vi sia un mutamento nel modello culturale ed economico e le barriere legislative, istituzionali e tecniche siano rimosse o ridotte.
Anche l’approvvigionamento di energia a costi contenuti è fondamentale: le imprese europee hanno il costo dell’energia più alto del mondo e bisogna avviare un deciso processo di decarbonizzazione.
Occorre, poi, combattere lo strapotere delle multinazionali anche su un altro versante: come hanno dimostrato i casi Apple, Starbucks e Fiat, queste multinazionali, grazie ad accordi fiscali immorali (Apple pagava in Irlanda lo 0,005% di tasse sugli utili), riescono ad eludere il fisco e a togliere cosi’ risorse fondamentali che potrebbero andare proprio all’abbattimento delle tasse per le Pmi, oltre che ai programmi di sviluppo di queste imprese.

Quando si parla di grandi industrie, non posso, da tarantina, non pensare al caso dell’Ilva. Dicono che per la mia città non sia possibile un futuro senza questa acciaieria vetusta, improduttiva ed inquinante. La mia risposta è in questo report: un futuro senza l’Ilva è possibile attraverso la promozione di un tessuto produttivo fatto di Pmi e incentrato sulle vocazioni del territorio, valorizzando le imprese che già operano e favorendo un’imprenditorialità diffusa che colga le opportunità dell’economia circolare.

Per consultare  il report completo:
Ecco qui sotto i punti principali:

– Il Parlamento europeo ritiene che le PMI siano la forza motrice dell’economia europea nonché la chiave del successo della politica di coesione, ma che esse spesso affrontino sfide multiple a causa delle loro dimensioni; raccomanda pertanto di rafforzare ulteriormente il sostegno dei fondi SIE a favore delle PMI;

– invita la Commissione e gli Stati membri a tenere conto del valore aggiunto dei progetti PMI per lo sviluppo e l’innovazione dei settori tradizionali, poiché così non soltanto si stimolerà la creazione di posti di lavoro, ma saranno anche mantenute le specificità delle imprese locali e regionali, nel rispetto dei principi di sostenibilità;

– chiede alla Commissione di tenere conto dei principi del pacchetto dell’economia circolare nella realizzazione dell’OT3, al fine di promuovere una crescita economica più sostenibile e di generare nuovi posti di lavoro di qualità per le PMI, prestando particolare attenzione alla promozione di lavori verdi; ritiene importante, a tale riguardo, proseguire gli sforzi volti a promuovere la competitività verde delle PMI migliorando l’accesso ai finanziamenti, fornendo maggiori informazioni, semplificando la legislazione, riducendo gli oneri amministrativi, promuovendo la coesione elettronica e rafforzando la cultura imprenditoriale verde; sottolinea che una catena del valore più verde, che comprenda la rifabbricazione, la riparazione, la manutenzione, il riciclaggio e la progettazione ecocompatibile, può offrire considerevoli opportunità commerciali a numerose PMI, purché vi sia un mutamento nel comportamento economico e le barriere legislative, istituzionali e tecniche siano rimosse o ridotte;

– ricorda che le difficoltà incontrate dalle PMI sono in parte causate dal fatto che le politiche di austerità attuate dagli Stati membri e dall’Unione europea hanno soffocato la domanda;

– incoraggia gli Stati membri e le autorità regionali a valutare il ricorso alle opportunità offerte degli strumenti finanziari; mette in risalto la necessità di garantire la trasparenza, la rendicontabilità e il controllo di tali strumenti finanziari e del programma “Iniziativa per le PMI”, che mira a fornire sostegno finanziario alle piccole e medie imprese; sottolinea che gli strumenti finanziari dovrebbero essere sempre utilizzati coerentemente con gli obiettivi della politica di coesione e che andrebbe fornito adeguato sostegno tecnico e amministrativo;

– chiede che l’accesso al credito sia semplificato e meno regolamentato, tenendo conto delle caratteristiche particolari delle microimprese e delle nuove imprese e delle regioni in cui esse operano; si rammarica che gli investitori e le banche siano spesso restii a finanziare le imprese nelle fasi di avviamento e di prima espansione e che molte PMI, in particolare le nuove imprese di piccole dimensioni, incontrino difficoltà nell’ottenere accesso a finanziamenti esterni; chiede quindi alla Commissione, agli Stati membri e alle autorità regionali di prestare particolare attenzione al miglioramento dell’accesso ai finanziamenti per le microimprese e le nuove imprese che desiderano espandersi; pone l’accento sulla necessità di equiparare i tassi di interesse per il finanziamento delle PMI a quelli applicati alle imprese più grandi;

– rileva che nel periodo di programmazione 2007-2013 diversi ostacoli, quali gli effetti della crisi economica, la complessa gestione dei fondi strutturali e degli oneri amministrativi, nonché l’accesso limitato delle PMI ai finanziamenti e la complessità dell’attuazione dei regimi di sostegno, hanno condotto a un assorbimento insufficiente di tali fondi da parte delle PMI; avverte che vanno affrontate le ragioni alla base del basso tasso di assorbimento, al fine di evitare che si ripetano gli stessi problemi nel periodo di programmazione 2014-2020 e che la burocrazia eccessiva impedisca ad alcune PMI di richiedere i fondi disponibili;

– invita la Commissione e gli Stati membri a garantire maggiore coordinamento e coerenza fra tutte le politiche d’investimento dell’UE mirate alle PMI;

– mette in evidenza che tra i principali ostacoli che impediscono un ampio accesso delle PMI ai fondi SIE vi sono gli oneri amministrativi, il gran numero dei regimi di aiuto, la complessità delle norme e delle procedure, i ritardi nell’introduzione degli atti esecutivi e il rischio di sovraregolamentazione interna (gold-plating); chiede pertanto al gruppo ad alto livello sulla semplificazione di presentare proposte concrete, tenendo presente anche la strategia “legiferare meglio”, per ridurre l’onere amministrativo e semplificare le procedure nella gestione dei fondi SIE per le PMI,

invita la Commissione a stabilire condizioni per gli aiuti di Stato, a livello nazionale e regionale, che non siano discriminatorie nei confronti delle PMI;

– invita la Commissione e gli Stati membri a trovare con urgenza una soluzione duratura per l’arretrato dei pagamenti relativi alla politica regionale e ad applicare adeguatamente la direttiva sui ritardi di pagamento (2011/7/UE), in modo da assicurare che le PMI, come partner dei progetti, non siano scoraggiate dal partecipare ai progetti e ai programmi di sostegno nel corso dell’attuale periodo di programmazione a causa dei ritardi di pagamento;

– invita la Commissione a prevedere, in sede di preparazione della politica di coesione per il periodo post-2020, maggiori finanziamenti per il rafforzamento della competitività delle PMI;

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ROSA D'AMATO