Ambiente Regi
Basta morire di acciaio, l’unico futuro per Taranto è la chiusura dell’Ilva
24 febbraio 2016
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In commissione PETI al Parlamento europeo, grazie al nostro sostegno, sono state ridiscusse le petizioni Petizioni di cittadini difese da Peacelink con A. Battaglia contro l’inquinamento causato dall’Ilva a Taranto. Ecco il video e il testo del mio intervento:

Oggi mentre qui ancora si discute di cosa avveniva sotto la gestione della Famiglia Riva, l’acciaieria Ilva continua ad inquinare e a non rispettare le direttive Ue, motivo per cui la Corte Europea di Giustizia aveva già condannato l’Italia nel 2011 per non aver rilasciato a numerosi stabilimenti industriali (tra cui l’ILVA) l’autorizzazione, e come la attuale procedura d`infrazione conferma, su aspetti come il rispetto delle condizioni dell’autorizzazione e quindi sui fenomeni di inquinamento generati dalla gestione dell’impianto, ed in aggiunta il non rispetto della direttiva ue sulle azioni di riparazione del danno ambientale, secondo il principio di chi inquina paga e del potere sostitutivo dell’autorità competente, che ha la facoltà di intervenire e di rivalersi nei confronti dell’operatore delle somme spese per la riparazione del danno ambientale.

Con un decreto il Governo tenta di vendere una acciaieria vecchia e inquinante che ogni giorno avvelena i cittadini di Taranto e provincia. Questa procedura che dovrebbe concludersi a giugno 2016, si avete sentito bene fra più di 4 mesi, nel frattempo la fabbrica continua a produrre ed inquinare, questa procedura , dicevo,sembra aver fatto dimenticare le vere emergenze sociali che questa vicenda comporta: salute, ambiente, lavoro, futuro di Taranto.

E` in atto un processo penale ancora alle prime battute, anzi preliminari.

E` in atto un percorso politico del Governo Italiano che mira al mantenimento della condizione attuale e che passa da una operazione di esproprio e vendita (con fondi pubblici in campo, dopo gli aiuti di stato in corso) di uno stabilimento che i vecchi proprietari reclamano, anche a suon di carte bollate.

Questi gli aiuti avuti ad oggi senza risultati:
Non considerando i tanto desiderati 1,2 miliardi di euro messi a disposizione dallo Stato italiano ma bloccati in Svizzera, all’ILVA, finora, è stato già concesso nel maggio 2015 un finanziamento di 400 milioni posti come garanzia statale, 250 milioni a settembre 2014 in una modalità tale che i prestiti concessi all’Ilva hanno la priorità assoluta di pagamento anche rispetto ai debiti verso enti pubblici, ed infine 156 milioni erogati a marzo 2015 e provenienti dal contenzioso per disastro ambientale tra l’Ilva e la società di Stato Fintecna iniziato nel 1995.

Infine, ci sono inoltre i 300 milioni di euro di prestito ponte deliberato a dicembre 2015 ed altri 800 milioni di garanzie sui fondi Ilva, distinti in due trance.

Ma la città di Taranto necessita di un progetto lungimirante di riconversione ‘pulita’ e innovativa.

Invece i governi (centrale e locale) non riescono a guardare lontano, a guardare oltre, perché piegati dalla logica produttiva e schiacciati dal terrore di non riuscire a garantire altro se non fumi e lamiere inquinanti, nonché a garantirsi il loro bacino di voti

 

3 Queste petizioni dimostrano che Taranto è una città stanca di essere uccisa lentamente, giorno per giorno, dose dopo dose di diossine, pcb, ipa, polveri sottili, i cui effetti cumulativi e continuative, ricordiamolo, nessuna direttiva europea riesce a limitare.

Quella della città di Taranto è una comunità che si rivolge all’Europa per chiedere giustizia e tutela del diritto alla vita e alla salute.

Lo fa rivolgendosi al Parlamento Europeo, ma anche alla Corte europea dei diritti dell’uomo, con almeno 2 ricorsi cumulativi che vedono centinaia di cittadini sottoscrivere le denunce.  La stessa Corte ha deciso per la trattazione prioritaria  poiché le questioni sollevate dai ricorrenti presentano profili di particolare importanza e urgenza” e devono, quindi, avere la priorità rispetto agli altri casi pendenti.

Lo fa inviando dossier ai Commissari all’Ambiente, alla salute ed alla concorrenza.

Lo fa con continue denunce alla Magistratura a firma dei cittadini e degli stessi operai che ogni giorno rischiano la vita in quello stabilimento . Ricordo che solo per questo ci sono stati ben 47 morti dal 1993 al 2013, a cui si aggiungono nel 2014 Angelo Io dice ed  Alessandro Morricella e Cosimo Martucci nel 2015, un record di cui nessuno dovrebbe esserne orgoglioso.

A questi vanno aggiunti i morti attribuiti alle emissioni dell’ILVA da parte delle perizie disposte dal Tribunale di Taranto, secondo cui “nei 13 anni di osservazione sono attribuibili alle emissioni industriali 386 decessi totali (30 per anno), ovvero l’1.4% della mortalità totale, la gran parte per cause cardiache. Sono altresì attribuibili 237 casi di tumore maligno con diagnosi da ricovero ospedaliero (18 casi per anno), 247 eventi coronarici con ricorso al ricovero (19 per anno), 937 casi di ricovero ospedaliero per malattie respiratorie (74 per anno) (in gran parte nella popolazione di età pediatrica, 638 casi totali, 49 per anno)”.

 

In Italia, un Governo sordo e ottuso continua a far finta di nulla: le bonifiche degli impianti sono previste ma non effettuate.

L`AIA non e`rispettata ( a distanza di 4 anni dal suo riesame), e le prescrizioni fondamentali non ottemperate:

 

  1. La copertura dei parchi, con avvio lavori comunicato per il 20/03/2014, risulta ancora bloccata alla fase progettuale/caratterizzazione.
  2. Nelle aree di gestione dei rottami ferrosi non sono installati i sistemi di captazione e trattamento scorie di acciaieria, non sono pavimentate e non sono state completate le opere di ‘impermeabilizzazione delle superfici e la raccolta delle acque meteoriche e di bagnatura-raffreddamento
  3. Non è stata completata la chiusura dei nastri e delle cadute, nonché la chiusura degli edifici
  4. L’intervento per l’installazione di nuovi filtri a tessuto non è ancora completato (prescrizione 54)
  5. La valutazione di impatto acustico, per fornire evidenza degli interventi relativi al rispetto dei valori limite differenziali di immissione presso i ricettori e agli interventi di mitigazione adottati per la riduzione della rumorosità prodotta dai vari impianti dello stabilimento, non risulta ancora trasmessa

 

Gli unici interventi concreti dal 2012 ad oggi hanno riguardato i tagli del costo del lavoro, il ricorso agli ammortizzatori sociali, la necessità del sacrificio degli operai (dentro la fabbrica) e dei cittadini avvelenati anche a fronte di un evidente calo della produzione.

Ma il Governo italiano vende affinché i privati possano riportare l’Ilva a regime. E a regime tutto tornerà come prima, se non peggio.

Anche le ipotesi di una produzione diversa , non piu` a ciclo integrale bensi’ con preridotto e gas, non cambiano lo stato ambientale future.

 

L’impatto ambientale, anche considerando le ipotesi del preridotto a confronto con il ciclo integrale, riguardano emissioni di gas serra e particolato, per quest’ultimo in special modo cambia poco, esprimendosi in termini di PM10, ed addirittura un impatto superiore di 5,5 volte per quanto concerne il PM2,5.

Quindi, nonostante la presenza di alternative al ciclo integrale (Corex, Finex, Midrex), dal punto di vista ambientale a Taranto il carico inquinante si è talmente accumulato che non è possibile accettarne oltre.

 

Ma affrontando il tema dal punto di vista strettamente economico, l’uso del preridotto sarebbe conveniente solo se esistesse una buona disponibilità, in termini di quantità e prezzo, di materie prime come i minerali di ferro, gli agenti riducenti (gas o carbone) e di energia.

Ed è noto che le previsioni indicano una progressiva, ed intuibile, riduzione della disponibilità della materia prima rappresentata dalle riserve di minerale di ferro, poiché in via di esaurimento, mentre al contrario sta aumentando la disponibilità di rottame.

Nessuna di queste circostanze rende operativamente valida questa opzione nel territorio tarantino, rendendo un investimento di questo genere assolutamente non conveniente e con nessuna garanzia di rientro.

Ma chi governa oggi l’Italia, la Puglia e Taranto.. fa finta di non saperlo. L`Europa non faccia ancora lo struzzo, ricordo che la procedura di infrazione e`ferma al parere motivato dall’ottobre 2014.

 

Cio’ che serve subito è programmare la chiusura dello stabilimento e la conversione economica. Come? Sia Taranto la prima città che attua la TRI, operando una vera decarbonizzazione e puntando su settori innovativi, utilizzare il Fondo Sociale Europeo ed il FEG ed altri finanziamenti per effettuare le bonifiche dei siti contaminati formando tutti i lavoratori, anche programmando una mobilità lunga finalizzata al prepensionamento od incentivi alla fuoriuscita volontaria.

Inoltre sarebbe possibile prevedere la cessione a canone zero delle aree contaminate ad attività nel campo delle energie rinnovabili, obbligando al reinvestimento degli utili nelle attività di bonifica.

Così come sarebbe auspicabile puntare sull’economia “circolare” che prevede un uso piu’ efficace delle risorse e l’abbattimento dell’impatto ambientale, secondo le linee previste dalla commissione europea. E’ possibile reimpiegare tutti i lavoratori che usciranno dal ciclo produttivo dell’Ilva in maniera stabile e pulita, come ilpotenziamento la filiera del riuso dei rifiuti, in considerazione del fatto che le stime indicano 80 posti di lavoro ogni 1.000 tonnellate di materiale riusato.

 

Crediamo che per Taranto e per l´Europa stessa , un´altra via sia necessaria perché nessuno puo’ vivere sereno, pensando che a Taranto e aree circostanti ci si possa ammalare e morire di acciaio.

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ROSA D'AMATO