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Commissione: REGI
14 gennaio 2015
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INDICE
Di cosa si occupa REGI | La politica di sviluppo e coesione regionale | I fondi

La Commissione per lo Sviluppo Regionale è competente per:

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  • Il funzionamento e lo sviluppo della politica di sviluppo e di coesione regionale dell’Unione, come stabilito dai trattati;
  • il Fondo europeo di sviluppo regionale, il Fondo di coesione e gli altri strumenti di politica regionale dell’Unione;
  • la valutazione dell’impatto delle altre politiche dell’Unione sulla coesione economica e sociale;
  • il coordinamento degli strumenti strutturali dell’Unione;
  • la dimensione urbana della politica di coesione;
  • le regioni ultraperiferiche e insulari e la cooperazione interregionale e transfrontaliera;
  • le relazioni con il Comitato delle regioni, con le organizzazioni di cooperazione interregionale e con le autorità locali e regionali.

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La politica di sviluppo e coesione regionale

[sa_tabs][sa_tab title=”Un po’ di storia…“]Sin dagli albori della costruzione europea, la politica regionale mirava a ridurre le notevoli disparità economiche, sociali e territoriali che esistevano già tra le regioni dei sei Paesi fondatori, e, che adesso, in un’Unione a 28 Paesi , sono ancor più marcate. La politica regionale è infatti l’espressione della solidarietà dell’UE nei confronti delle regioni e dei paesi meno progrediti, e si concretizza nella concentrazione delle risorse nei settori in cui il contributo di Bruxelles è valutato, in base ad una serie di indicatori e criteri operativi, come più utile e funzionale.

Già nel 1957, il Trattato istitutivo della Comunità Economica Europea prevedeva tra i suoi obiettivi la riduzione delle disparità regionali. Appena un anno dopo, l’istituzione del Fondo Sociale Europeo e, nel 1968, la creazione della direzione generale della Politica regionale della Commissione europea. Nel 1975 viene istituito il Fondo europeo di sviluppo regionale.

Nel 1988, i fondi strutturali vengono integrati in una politica di coesione generale che introduce alcuni principi chiave: attenzione alle regioni più povere e più arretrate, programmazione pluriennale, orientamento strategico degli investimenti, coinvolgimento di partner regionali e locali

Nel 1992, il trattato di Maastricht introduce tre novità: il Fondo di coesione, il Comitato delle regioni e il principio di sussidiarietà.

Nel 2004, l’adesione all’UE di dieci nuovi paesi, che incrementano la popolazione dell’UE del 20%, ma il suo PIL di solo il 5%, dà ulteriore centralità alla politica di coesione.

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[sa_tab title=”E il quadro attuale…“]

Nella programmazione 2014-2020, la politica di coesione rappresenta il 32,5% (ossia la seconda voce dopo la politica agricola comune) del budget europeo. Vi sono destinati 351 miliardi di euro, ripartiti secondo le priorità evidenziati dall’infografica qui sotto, con

  • 182 miliardi di euro allocati alle regioni meno sviluppate (PIL inferiore al 75% UE a 27 Paesi ). In Italia le regioni che rientrano in questa categoria sono: Sicilia, Calabria, Puglia, Campania, Basilicata)
  •  35 miliardi di euro alle regioni in transizione (PIL pari al 75-90% UE a 27 Paesi). In Italia le regioni interessate sono Molise e Abruzzo.
  • 54 miliardi di euro alle regioni più sviluppate (PIL maggiore del 90% UE a 27 Paesi ). In Italia sono: Lazio, Umbria, Marche, Toscana, Emilia-Romagna, Liguria, Piemonte, Val d’Aosta, Lombardia, Veneto, Trentino-Alto Adige, Friuli-Venezia Giulia.

La Commissione Europea ha riassunto in dieci punti le novità fondamentali della politica di coesione 2014-2020:

  1. Investire in tutte le regioni dell’UE e adattare il livello di sostegno e il contributo nazionale (tasso di cofinanziamento) ai loro livelli di sviluppo;
  2. Indirizzare le risorse sui settori chiave per la crescita;
  3. Stabilire obiettivi chiari, trasparenti e misurabili e parametri di responsabilità e di risultato
  4. Definire di condizioni prima che i finanziamenti vengano convogliati
  5. Definire una strategia comune per assicurare un migliore coordinamento ed evitare le sovrapposizioni
  6. Ridurre la burocrazia e semplificare l’uso degli investimenti attraverso un insieme comune di regole per tutti i Fondi strutturali e di investimento europei
  7. Accrescere la dimensione urbana della politica
  8. Rafforzare la cooperazione transfrontaliera
  9. Assicurare che la politica di coesione sia meglio correlata alla più ampia governance economica dell’UE
  10. Incoraggiare l’uso degli strumenti finanziari per dare alle PMI maggiore sostegno e accesso al credito

Il trattato di Lisbona e la nuova strategia ad alto livello dell’UE (Europe 2020) introducono, oltre alla coesione economica e sociale anche una terza dimensione: la coesione territoriale.

L’Italia è, dopo la Polonia, lo Stato Membro che riceve più finanziamenti nella programmazione 2014-2020 (32,8 miliardi di euro)

Per quanto concerne il tasso di assorbimento dei fondi 2007-2013, la performance dell’Italia risulta, in data 25 dicembre 2014, estremamente deficitaria, con appena il 62,8 di pagamenti intermedi effettuati. In questo link, è possibile visualizzare la classifica aggiornata dei vari Paesi. L’Italia, al momento, risulta 24esima su 28 Paesi.

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I fondi

Cinque principali fondi operano congiuntamente a supporto dello sviluppo economico di tutti i paesi dell’Unione europea in linea con gli obiettivi della strategia Europa 2020:

Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR)

Fondo sociale europeo (FSE)

Fondo di coesione (FC)

Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (FEASR)

Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca (FEAMP)

Tutte le regioni dell’Unione europea possono beneficiare dei fondi FESR e FSE, mentre solo le regioni in ritardo di sviluppo possono ricevere il sostegno del Fondo di coesione. L’Italia non beneficia del Fondo di Coesione.

Il Fondo di solidarietà dell’Unione europea (FSUE) interviene in caso di calamità naturali, mentre lo Strumento di assistenza preadesione (IPA) fornisce assistenza ai paesi candidati o potenziali candidati all’ingresso in Unione europea.

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ROSA D'AMATO