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Con Piano Juncker rischio di nuove bolle speculative
9 settembre 2016
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Prendo atto dello sforzo della relatrice nell’esprimere un parere che propone modifiche “migliorative” del Fondo Europeo per gli Investimenti Strategici (EFSI), ma ci troviamo comunque a discutere dell’attuazione di un piano che non convince.

Vediamo apparire sul sito della Banca Europea degli Investimenti nuovi progetti sostenuti, ma quali criteri precisi sono applicati per la loro scelta? Sappiamo che devono essere in linea con le priorità della Commissione, ma poi nelle specifico, come emergono rispetto a tutti quelli che sono presentati, come sono valutati, come sono scelti?

Abbiamo poi sentito dare i numeri per quanto riguarda l’effetto moltiplicatore sugli investimenti privati, ma si tratta di previsioni e di cifre attese, non di risultati concreti che possano dissipare la nebbia sull’effettiva portata dell’EFSI. E ancora, abbiamo visto comparire finanziamenti e garanzie rivolte a progetti legati alle fonti fossili di energia (petrolio, gas, trasporto su gomma), centrali a biogas o a biomassa e mega impianti eolici offshore, ma nulla per l’autoproduzione e l’autosufficienza energetica.

Soprattutto, con l’EFSI, stiamo assistendo al proliferare di strumenti finanziari e azioni destinate alla banche, che a loro volta dovrebbero sostenere le PMI. Ma quali sono i risultati concreti? Non è che stiamo travestendo il lupo da agnello, creando nuove bolle speculative con forme innovative di ingegneria finanziaria?

Altra particolarità dell’attuazione dell’EFSI è data dal proliferare di progetti firmati o approvati le cui cifre sono “Not disclosed”. Siccome si sta utilizzando denaro dell’UE e quindi denaro pubblico per sostenere l’EFSI, sarebbe decisamente opportuno applicare il principio della trasparenza a tutti i prospetti e non solo ad alcuni, in modo che i cittadini possano capire dove vanno a finire i loro soldi.

E il Parlamento cosa può fare? Monitorare? Come possiamo svolgere questa funzione se non abbiamo accesso a tutte le informazioni necessarie? Non basta la presenza sporadica di qualche Commissario o esponente della BEI a garantire che ci faranno avere cifre definite e risposte alle nostre domande, peraltro mai ricevute.

Il mondo là fuori è fatto di cittadini che dovrebbero contare su uno sviluppo sostenibile, compatibile con l’ambiente; ci sono micro, piccole e medie imprese che vogliono partire, innovare o resistere alla crisi e garantire occupazione. E il piano Juncker non è certo la risposta ai loro bisogni diffusi e reali.

 

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ROSA D'AMATO