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Disastri dovuti al meteo
7 ottobre 2015
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Cambiamento climatico: possibili 100 miliardi di euro di danni e 1 milione di morti entro il 2080

A partire dal 2002 sino ad oggi, ci sarebbero già stati 80.000 morti e 95 miliardi di euro di perdite economiche imputabili a disastri naturali che hanno colpito l‘Unione Europea (Fonte: http://drmkc.jrc.ec.europa.eu/). Per questo motivo la Commissione Europea ha lanciato il Disaster Risk Managemente Knowledge Centre (DRMKC), che fornirà supporto tecnico e scientifico ai Paesi Membri, in relazione alle loro metodologie di valutazione del rischio, e pubblicherà report periodici sulle nuove tecnologie disponibili, oltre a creare una rete di laboratori per la prevenzione e la gestione delle crisi.

L’impegno della Commissione fa eco allo studio pubblicato dal Joint Research Centre il 24 settembre scorso nel quale si traccia uno scenario davvero preoccupante. Le esondazioni dei fiumi potrebbero impattare su oltre mezzo milione di cittadini europei entro il 2050 e riguardare circa un milione di persone entro il 2080. I danni correlati balzerebbero dagli attuali 5,3 miliardi di euro all’anno a ben 40 miliardi nel 2050, per raggiungere i 100 miliardi di euro nel 2080. L’incremento della frequenza e della portata disastrosa di alluvioni conseguenti a eventi climatici rilevanti avrebbe effetti disastrosi dal punto di vista socio-economico ed è quindi quanto mai urgente attuare politiche efficaci nella gestione ordinaria del territorio.

La crescente preoccupazione per avvenimenti climatici ‘eccezionali’ sempre più ripetuti traspare anche dal recente Report della Banca d’Inghilterra (http://www.bankofengland.co.uk/pra/Documents/supervision/activities/pradefra0915.pdf

) e dalle dichiarazioni del suo Governatore. Mark Carney ha infatti affermato che i cambiamenti climatici minacciano di indurre nuove crisi finanziarie globali, con effetti devastanti per la stabilità politica, l’immigrazione e la disponibilità di cibo e acqua.

Tuttavia la soluzione potrebbe essere davvero a portata di mano. L‘agenzia Europea per l’Ambiente ha recentemente pubblicato un report tecnico intitolato “Exploring nature-based solutions (http://www.eea.europa.eu/publications/exploring-nature-based-solutions-2014 ) nel quale si dimostra che le cosiddette “green infrastructures” sono efficaci nel mitigare l’impatto degli eventi calamitosi dovuti al clima. Cosa sono esattamente queste “infrastrutture verdi”? La Commissione Europea nel 2013 le ha definite come una rete strategicamente pianificata di aree naturali o semi-naturali con alcune caratteristiche ambientali utili per l’ecosistema. Si tratta di spazi verdi ed eventuali specchi d’acqua (dolce o marina), interconnessi fra di loro per una funzione di servizio per le aree rurali e urbane.

“I boschi, le aree umide e altri sistemi naturali generalmente non sono considerati vere e proprie infrastrutture.” – si legge nel report – “Ma lo sono.” Le funzioni di polmoni verdi, di filtro o barriere per le sostanze inquinanti, possono in effetti essere svolte dalle aree boschive e dalle zone naturali opportunamente conservate o ripristinate. Inoltre, la diffusa cementificazione rende difficoltoso l’assorbimento delle piogge eccezionali che si verificano sempre più frequentemente, con le conseguenti disastrose alluvioni e con costi economici, sociali e anche di vite umane assolutamente inaccettabili. Le aree verdi nelle città possono invece funzionare come un efficiente sistema di drenaggio e assorbimento delle acque.

La natura stessa è dunque un’importantissima risorsa in grado di implementare in maniera efficace la gestione del rischio idro-geologico dovuto a eventi metereologici sempre più impattanti e disastrosi.

Manca solo un dettaglio per chiudere il cerchio: il cambiamento dell’agenda politica a ogni

livello, dalle istituzioni europee, alle Regioni, per arrivare sino ai Comuni. Non è più possibile fare finta di nulla e attendere la conta dei danni (oltre, purtroppo, quella delle vittime) a ogni temporale intenso. E’ inaccettabile che il denaro pubblico dei cittadini sia speso in opere inutili e dannose o in interventi di contrasto e mitigazione degli eventi a dir poco controproducenti. Bisogna infine mandare a casa quanto prima quei politici che hanno assaltato il denaro pubblico per cementificare il territorio e per garantire ampi profitti ai propri amici e sponsor, anziché gestire la cosa pubblica mettendo al centro l’interesse dei cittadini.

Vedi anche: Fondo di solidarietà

 

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ROSA D'AMATO