Tran Trasporti
Hotspot migranti di Taranto un limbo, Ue riveda regolamento Dublino su asilo
7 aprile 2016
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Ecco il testo del mio intervento oggi in commissione Trasporti al Parlamento Ue dove si è discusso della proposta di creare una guardia costiera europea
Cari colleghi,

su una questione così delicata non si possono utilizzare mezze misure o nascondersi dietro la falsa diplomazia quindi sarò schietta.

Sono rimasta letteralmente basita nel leggere alcune delle motivazioni che la collega del Fronte nazionale ha riportato nella sua opinione. Parlo del riferimento alla posizione del primo ministro ungherese Orban o ad altri leaders europei che, per citare le parole della collega “hanno aperto gli occhi” e dichiarato che ” tutti i migranti fermati nel Mar Egeo devono essere riaccompagnati direttamente in Turchia”.

E` inopportuno inserire in un parere ad una proposta LEGISLATIVA  della Commissione, citazioni populiste. Sarebbe invece opportuno, visto che siamo in commissione trasporti, soffermarsi sull’aspetto relativo alle navi e alle ricadute della crisi migratoria sull’economia e sul territorio, così come abbiamo fatto a settembre dell’anno scorso occupandoci del parere sulla situazione del mediterraneo.

Il problema non è il fatto che l’Unione Europea, con i suoi 500 milioni di cittadini, i cui Stati membri sono tra i paesi più industrializzati del mondo, si sia trovata ad accogliere migliaia di migranti in fuga dalle guerre o dalla fame, ma piuttosto la politica fallimentare che fino ad ora e` stata portata avanti da tutta l’unione.

Vorrei che questa Commissione esprimesse qualche proposta più coraggiosa, affinchè, ad esempio non si dia più per scontato che sia il Mar Mediterraneo il canale migratorio per eccellenza.

Pertanto, chiederemo l’apertura di canali legali per l’immigrazione verso l’Europa, come primo passo per una reale differenza nelle politiche migratorie e per mettere fine a tutte queste morti in mare.

Chiederemo una migliore cooperazione coi paesi terzi, e non solo del Mediterraneo, e più in generale una politica estera europea più onnicomprensiva e che ponga le questioni legate ai flussi migratori come assoluta priorità.

Chiederemo una più equa ripartizione delle responsabilità fra i ventotto Stati membri.

Quello a cui assistiamo ancora oggi infatti è che sempre più navi mercantili, per lo più italiane o greche, sono coinvolte in operazioni di salvataggio quasi su base regolare e che ciò comporta dei costi aggiuntivi in termini economici e di sicurezza.

Questi costi dovrebbero essere coperti da fondi ad hoc stanziati per le operazioni umanitarie e la nuova agenzia europea, di cui discutiamo oggi, dovrebbe avere ben esplicitato tra i propri mandati anche quello del social rescue con un relativo budget.

Detto questo, credo anche che bisognerebbe prevedere un supporto economico a tutte quelle operazioni di salvataggio in mare condotte da privati, penso ad esempio a SOS Mediterranée, che ogni giorno con le loro imbarcazioni escono in mare e battono le rotte più disgraziate in cerca di persone da salvare. Bisognerebbe stabilire dei criteri ed aiutare quanto più possibile queste operazioni, alleggerendo così anche le navi mercantili da ulteriori responsabilità.

Inoltre requisiti di trasparenza e reports puntuali devono costituire elementi rilevanti dell`intera azione che L`Europa deve andare a compiere.

Infine vorrei fare un accenno alle ripercussioni che queste politiche hanno sul territorio e penso alla mia città; Taranto, sede di un hotspot finalizzato ad accogliere e identificare questi migranti, molte volte espellerli se non aventi diritto all’asilo.

Di fatto si tratta di un’area di diecimila metri quadri allestita in modo tale che gli operatori del settore, tra cui anche molti volontari, possano operare per applicare le prescrizioni europee nel giro, secondo normativa, di appena 72 ore.

Tra le varie procedure prescritte manca però  quella da seguire per il cosiddetto “ritorno a casa”. Il che significa che , di fatto, gli ‘espulsi’ restano sul territorio di approdo con limitate possibilità di movimento. Un vero e proprio limbo! a meno che non riescano a racimolare un po’ di denaro per scappare letteralmente al nord o fuori dall’Italia.

Attenzione, con questo non voglio dire che gli hotspot non hanno un senso ma che lo hanno SOLO se inseriti all’interno di un contesto normativo molto più ampio e complesso e che preveda prima di tutto una revisione degli accordi di Dublino affinché la gestione della crisi migratoria sia REALMENTE condivisa tra tutti i 28 stati membri.

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ROSA D'AMATO