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Ilva: La denuncia per violazione privacy e la svendita in corso
5 gennaio 2016
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Stamattina, con un gruppo di operai Ilva, ci siamo riuniti di fronte al Tribunale di Taranto perché è lì che tutto va chiarito di questa vicenda che ormai presenta varie, troppe, angolazioni opache.
Non ultima, la storia dei creditori privilegiati dell’Ilva in amministrazione straordinaria. Sono dodici e secondo quanto quanto emerge dalla loro denuncia, oggi presentata all’autorità giudiziaria, avrebbero subito una inspiegabile e clamorosa violazione della loro privacy. Documenti e dati sensibili, infatti, per quasi un mese sono stati disponibili sul sito della curatela, dove chiunque ha potuto prendere visione di nome, cognome, codice fiscale e addirittura IBAN di chi si è insinuato al passivo della Ilva S.p.A, in amministrazione straordinaria. Una situazione peggiorata dalle dichiarazioni rese alla stampa dall’azienda che in un primo momento ha sminuito la cosa, salvo poi correre al riparo (tardivo) attraverso la pubblicazione, sul link ‘incriminato’, della richiesta di consenso per il trattamento dei dati. Una condizione che comunque non consente di sbandierare dati sensibili così come platealmente avvenuto tra novembre e dicembre scorsi.
Una storia di presunta illegalità – oggi i lavoratori chiedono venga accertata per i modi e gli effetti – che si incastra in uno scenario a tinte grigie.
In queste ore il Governo sta infatti svendendo il siderurgico, affidando il suo futuro occupazionale e ‘ambientale’ ad una cordata che i rumors danno già composta da settimane e che attende solo di prendere possesso del destino della Citta.
Perché è di questo che si tratta: un destino che, invece di essere riconsiderato, subisce il peso di una pietra tombale che il Governo e la sua miope articolazione locale vogliono posare sulla necessità di riscatto e riconversione che NOI riteniamo necessaria. E per la quale non ci arrenderemo MAI.
Svendere il siderurgico di Taranto non farà che allungare l’agonia economica della fabbrica e quella sanitaria di Taranto. Vogliono riportare la produzione di acciaio a regime, delegando ai nuovi proprietari l’onere (indefinito!!!!) della cosiddetta opera di ambientalizzazione.
Taranto sta subendo la sua seconda privatizzazione, dopo quella del 1995.
Ma venti anni fa non c’eravamo noi.
Non c’era quella parte di cittadinanza che intanto è cresciuta consapevole e attenta.
Non c’era la concorrenza asiatica, non c’erano gli studi epidemiologici a disposizione, non c’era un sistema politico sotto accusa. Non c’era un sindaco sotto processo.
La battaglia continua.
TARANTO LIBERA!!!

Rosa D’Amato
Portavoce Movimento Cinque Stelle
al Parlamento Europeo

 

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ROSA D'AMATO