Ambiente Regi
Inquinamento a Brindisi, la Ue risponde a interrogazione D’Amato: procedura d’infrazione per violazione dei valori limite giornalieri di PM10, Italia faccia di più per tutelare cittadinanza
2 giugno 2016
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I dati del rapporto di valutazione del danno sanitario dell’area industriale di Brindisi dimostrano come diossine e metalli pesanti si riversino nel territorio leccese. Si tratta di sostanze emesse da Ilva, Enel, Enipower, Versalis, Basell, Sanofi, Sfir e Agusta. I valori delle emissioni, pur essendo sotto soglia di legge, sono più elevati rispetto al tetto che l’Oms ha fissato per evitare danni sanitari. Il rischio è di ammalarsi e morire a causa degli effetti cumulativi non calcolati degli inquinanti.

Ho chiesto alla Commissione Ue di intervenire con una direttiva in modo da considerare gli effetti cumulativi degli inquinanti su ambiente e popolazione.

Ecco la risposta della Commissione Ue alla mia interrogazione:

Per il particolato PM 2,5 , la direttiva 2008/50/CE 2 relativa alla qualità dell’aria ambiente stabilisce valori limite che sono in vigore dal 2015. Poiché i dati in merito saranno comunicati dagli Stati membri solo verso la fine del 2016, la Commissione non è ancora in grado di valutarne la conformità. Per quanto riguarda il rispetto dei valori limite giornalieri di particolato PM10, la Commissione ha ottenuto le informazioni pertinenti dagli Stati membri: su questa base, la zona di qualità dell’aria IT1613, che comprende Brindisi, è oggetto di una procedura d’infrazione per violazione dei valori limite giornalieri di PM 10 stabiliti nella direttiva sulla qualità dell’aria.

La Commissione ritiene che la corretta applicazione delle direttive sopra menzionate debba garantire adeguatamente, in generale, la tutela dell’ambiente e della salute pubblica. In più, gli Stati membri possono fissare norme di qualità ambientale o valori limite di emissione più rigorosi per gli impianti pertinenti, in linea con l’articolo 193 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea”.

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ROSA D'AMATO