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La Commissione Europea interroga. E il Governo Italiano cosa risponde?
23 agosto 2014
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Come avrà risposto il Governo alle 262 osservazioni della Commissione Europea al quadro strategico presentato il 22 Aprile?
​L’Italia aveva tempo fino al 22 agosto per rispondere alle 262 osservazioni mosse dalla CE all’AP, Accordo di partenariato, presentato dal Governo italiano lo scorso 22 aprile.
Per il periodo 2014-2020, tra  fondi strutturali (FESR, FSE e Fondo di coesione),  fondi d’investimento (i cosiddetti Sie), fondo europeo per l’agricoltura (FEASR) e per il fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca (FEAMP), la partita vale oltre 40 miliardi, che con il co-finanziamento arriva a raddoppiare.​
Abbiamo atteso con pazienza che chi di dovere facesse la sua parte, ma dopo la recente “bacchettata” della Commissione europea al Ministro Delrio riteniamo necessario evidenziare alcune delle tematiche particolarmente critiche e di nostro interesse, per specificità settoriali e territoriali, che l’attuale governo italiano dovrà affrontare.
Molti dei punti sollevati dalla Commissione europea riguardano farraginosità burocratiche che bloccano i fondi, sovrapposizione tra i programmi operativi (PO) nazionali e regionali, dubbi sull’effettiva cantierabilità delle opere ammesse a finanziamento e soprattutto l’assenza di efficaci e riconosciuti modelli di calcolo di impatto dei soldi spesi. Inoltre la spesa effettiva media delle regioni incluse a obiettivo convergenza, come la Puglia, si attesta al di sotto del 50 per cento.  Si tratta di lacune gravissime- peggio di noi solo la Croazia e la Romania!- che fanno temere una nuova bocciatura.
​Ma scendiamo nello specifico.
Dopo un attendo studio del documento della Commissione europea si evince che la CE chiede di spiegare come le lezioni della scorsa programmazione siano state prese in considerazione soprattutto per le regioni del sud ed i settori specifici come energia, ambiente, sostegno alle PMI  e sviluppo urbano, caratterizzati da gravi mancanze a livello attuativo. Come a dire ” allora non avete imparato nulla dagli errori del passato”?
Ci preme sottolineare anche che la CE chiede perche’ mai il Governo italiano preveda di trasferire fondi dalle categorie delle regioni meno sviluppate a quelle di transizione, come prevede il regolamento e aggiungiamo noi regolamento a parte il Governo vede miglioramenti tali nelle regioni del sud da sottrarre loro fondi?
Apprendiamo ancora che il Governo italiano dota finanziariamente meno di quanto abbisogna il Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (FEASR), senza neppure indicare l’assegnazione per priorità dello sviluppo rurale nonché chiarire la fonte di finanziamento per la creazione di micro imprese, PMI e aziende agricole.
Gli interventi nel settore agricolo e agroindustriale non tengono conto delle differenze tra nord e sud Italia , in particolare per quel che concerne il problema di accesso al credito. La CE chiede di affrontare meglio le difficoltà di accesso al credito delle micro imprese e delle PMI soprattutto in relazione alla bassa allocazione di risorse finanziarie su questa azione nelle regioni meno sviluppate. Con la lettera del 16 gennaio 2014 l’Italia ha indicato che non intende partecipare all’iniziativa per le PMI (ci si chiede come sia possibile e quale sia la giustificazione proprio in un paese che, come il nostro, ha un netta predominanza di PMI!).
Questo è inaccettabile per il M5S che crede nello sviluppo dell’agricoltura e delle pmi quale volano importante per la nostra economia.
La CE chiede una maggiore conoscenza circa le procedure di stesura dell’AP  in particolare per quel che concerne il coinvolgimento delle parti sociali, la cittadinanza e gli stakeholder. Certo che si perche’ se fossero stati coinvolti ed ascoltati non si sarebbe stilato un piano strategico così lacunoso.
Lo stato italiano manca proprio nelle analisi delle problematiche, mancano i dati, gli obiettivi per l’attuazione della strategia Europa 2020, in materia di riduzione di CO2, di aumento dell’efficienza energetica e dell’ agenda digitale; mancano le analisi per le competenze ed abilità necessarie nella green economy. Manca una analisi dettagliata riguardo gli interventi nei trasporti, neppure la mappatura dettagliata delle esigenze a lungo termine e’ stata presentata!
Il governo dei 5 decreti salva-Ilva, delle trivelle nel Mar Mediterraneo, di Tempa Rossa si dimentica di affrontare le questioni connesse alla cattura di carbonio pur avendo l’UE appoggiato la transizione verso una economia a basse emissioni di carbonio.
Ci siamo anche dimenticati di incentivare l’uso del sistema ferroviario, l’incremento delle attività connesse alle “autostrade del mare” e di esaminare la frammentazione dei porti italiani e le relative inefficienze.
La valutazione ex-ante proposta dall’Italia non comprende l’adattamento al cambiamento climatico e l’attenuazione dei suoi effetti.
La promozione delle attività legate all’EXPO 2015 di cui all’azione 3.4.1. dovrebbe essere espunta dall’AP (è incredibile che l’abbiano inserita!).
I temi ambientali poi sembrano non interessare il nostro governo.
Infatti nonostante la distanza dell’Italia rispetto agli obiettivi di Europa2020 (consumo di energia da fonti rinnovabili, riduzione del consumo energetico e delle emissioni di gas a effetto serra), per ciascuna area di intervento alcun orientamento strategico in materia di definizione delle priorità e concentrazione delle risorse, e’ stato fornito, e quindi non saranno massimizzati in tal modo i risultati in termini di riduzione delle emissioni, risparmio di energia e impatto sulle industrie nazionali.
Per quanto riguarda i rifiuti speciali, va chiarito se e in quali condizioni, gli investimenti possono essere cofinanziati nel pieno rispetto del principio che “chi inquina paga”.  L’AP deve precisare che gli investimenti connessi con il rispristino delle aree contaminate devono essere concentrati nelle regioni meno sviluppate e devono essere limitati ad aree pubbliche o espropriate. Inoltre si richiama l’attenzione sul fatto che  in Italia  il principio “chi inquina paga” si limita al risanamento dei siti contaminati.  La Commissione ritiene che tale principio debba essere esteso ai costi della gestione dei rifiuti attraverso l’attuazione di interventi economici. Tale questione è di particolare rilevanza nelle regioni meridionali. Dulcis in fundo dobbiamo evidenziare che sulla normativa ambientale la CE chiede di fornire informazioni sulla procedura d’infrazione avviata per quanto concerne l’attuazione della direttiva VIA  e le sue implicazioni sul rispetto di tale condizionalità.
Visto che già a dicembre 2013 la prima fu rigettata, mentre la Polonia a gennaio consegnava gli AP e ad aprile i piani operativi e sarà lo stato che usufruirà di maggiori finanziamenti, visto che lo stesso Renzi a maggio apprezzo’ le politiche regionali polacche e la capacità’ di spendere e valorizzare i fondi europei, perché’ non mandare i nostri amministratori a scuola dal governo polacco. Basterebbe copiare!

Come avrà risposto il Governo alle 262 osservazioni della Commissione Europea al quadro strategico presentato il 22 Aprile?
​L’Italia aveva tempo fino al 22 agosto per rispondere alle 262 osservazioni mosse dalla CE all’AP, Accordo di partenariato, presentato dal Governo italiano lo scorso 22 aprile.
Per il periodo 2014-2020, tra  fondi strutturali (FESR, FSE e Fondo di coesione),  fondi d’investimento (i cosiddetti Sie), fondo europeo per l’agricoltura (FEASR) e per il fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca (FEAMP), la partita vale oltre 40 miliardi, che con il co-finanziamento arriva a raddoppiare.​
Abbiamo atteso con pazienza che chi di dovere facesse la sua parte, ma dopo la recente “bacchettata” della Commissione europea al Ministro Delrio riteniamo necessario evidenziare alcune delle tematiche particolarmente critiche e di nostro interesse, per specificità settoriali e territoriali, che l’attuale governo italiano dovrà affrontare.
Molti dei punti sollevati dalla Commissione europea riguardano farraginosità burocratiche che bloccano i fondi, sovrapposizione tra i programmi operativi (PO) nazionali e regionali, dubbi sull’effettiva cantierabilità delle opere ammesse a finanziamento e soprattutto l’assenza di efficaci e riconosciuti modelli di calcolo di impatto dei soldi spesi. Inoltre la spesa effettiva media delle regioni incluse a obiettivo convergenza, come la Puglia, si attesta al di sotto del 50 per cento.  Si tratta di lacune gravissime- peggio di noi solo la Croazia e la Romania!- che fanno temere una nuova bocciatura.
​Ma scendiamo nello specifico.
Dopo un attendo studio del documento della Commissione europea si evince che la CE chiede di spiegare come le lezioni della scorsa programmazione siano state prese in considerazione soprattutto per le regioni del sud ed i settori specifici come energia, ambiente, sostegno alle PMI  e sviluppo urbano, caratterizzati da gravi mancanze a livello attuativo. Come a dire ” allora non avete imparato nulla dagli errori del passato”?
Ci preme sottolineare anche che la CE chiede perche’ mai il Governo italiano preveda di trasferire fondi dalle categorie delle regioni meno sviluppate a quelle di transizione, come prevede il regolamento e aggiungiamo noi regolamento a parte il Governo vede miglioramenti tali nelle regioni del sud da sottrarre loro fondi?
Apprendiamo ancora che il Governo italiano dota finanziariamente meno di quanto abbisogna il Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (FEASR), senza neppure indicare l’assegnazione per priorità dello sviluppo rurale nonché chiarire la fonte di finanziamento per la creazione di micro imprese, PMI e aziende agricole.
Gli interventi nel settore agricolo e agroindustriale non tengono conto delle differenze tra nord e sud Italia , in particolare per quel che concerne il problema di accesso al credito. La CE chiede di affrontare meglio le difficoltà di accesso al credito delle micro imprese e delle PMI soprattutto in relazione alla bassa allocazione di risorse finanziarie su questa azione nelle regioni meno sviluppate. Con la lettera del 16 gennaio 2014 l’Italia ha indicato che non intende partecipare all’iniziativa per le PMI (ci si chiede come sia possibile e quale sia la giustificazione proprio in un paese che, come il nostro, ha un netta predominanza di PMI!).
Questo è inaccettabile per il M5S che crede nello sviluppo dell’agricoltura e delle pmi quale volano importante per la nostra economia.
La CE chiede una maggiore conoscenza circa le procedure di stesura dell’AP  in particolare per quel che concerne il coinvolgimento delle parti sociali, la cittadinanza e gli stakeholder. Certo che si perche’ se fossero stati coinvolti ed ascoltati non si sarebbe stilato un piano strategico così lacunoso.
Lo stato italiano manca proprio nelle analisi delle problematiche, mancano i dati, gli obiettivi per l’attuazione della strategia Europa 2020, in materia di riduzione di CO2, di aumento dell’efficienza energetica e dell’ agenda digitale; mancano le analisi per le competenze ed abilità necessarie nella green economy. Manca una analisi dettagliata riguardo gli interventi nei trasporti, neppure la mappatura dettagliata delle esigenze a lungo termine e’ stata presentata!
Il governo dei 5 decreti salva-Ilva, delle trivelle nel Mar Mediterraneo, di Tempa Rossa si dimentica di affrontare le questioni connesse alla cattura di carbonio pur avendo l’UE appoggiato la transizione verso una economia a basse emissioni di carbonio.
Ci siamo anche dimenticati di incentivare l’uso del sistema ferroviario, l’incremento delle attività connesse alle “autostrade del mare” e di esaminare la frammentazione dei porti italiani e le relative inefficienze.
La valutazione ex-ante proposta dall’Italia non comprende l’adattamento al cambiamento climatico e l’attenuazione dei suoi effetti.
La promozione delle attività legate all’EXPO 2015 di cui all’azione 3.4.1. dovrebbe essere espunta dall’AP (è incredibile che l’abbiano inserita!).
I temi ambientali poi sembrano non interessare il nostro governo.
Infatti nonostante la distanza dell’Italia rispetto agli obiettivi di Europa2020 (consumo di energia da fonti rinnovabili, riduzione del consumo energetico e delle emissioni di gas a effetto serra), per ciascuna area di intervento alcun orientamento strategico in materia di definizione delle priorità e concentrazione delle risorse, e’ stato fornito, e quindi non saranno massimizzati in tal modo i risultati in termini di riduzione delle emissioni, risparmio di energia e impatto sulle industrie nazionali.
Per quanto riguarda i rifiuti speciali, va chiarito se e in quali condizioni, gli investimenti possono essere cofinanziati nel pieno rispetto del principio che “chi inquina paga”.  L’AP deve precisare che gli investimenti connessi con il rispristino delle aree contaminate devono essere concentrati nelle regioni meno sviluppate e devono essere limitati ad aree pubbliche o espropriate. Inoltre si richiama l’attenzione sul fatto che  in Italia  il principio “chi inquina paga” si limita al risanamento dei siti contaminati.  La Commissione ritiene che tale principio debba essere esteso ai costi della gestione dei rifiuti attraverso l’attuazione di interventi economici. Tale questione è di particolare rilevanza nelle regioni meridionali. Dulcis in fundo dobbiamo evidenziare che sulla normativa ambientale la CE chiede di fornire informazioni sulla procedura d’infrazione avviata per quanto concerne l’attuazione della direttiva VIA  e le sue implicazioni sul rispetto di tale condizionalità.
Visto che già a dicembre 2013 la prima fu rigettata, mentre la Polonia a gennaio consegnava gli AP e ad aprile i piani operativi e sarà lo stato che usufruirà di maggiori finanziamenti, visto che lo stesso Renzi a maggio apprezzo’ le politiche regionali polacche e la capacità’ di spendere e valorizzare i fondi europei, perché’ non mandare i nostri amministratori a scuola dal governo polacco. Basterebbe copiare!

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ROSA D'AMATO