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La nostra storia sulle banconote da 10 euro
29 settembre 2014
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Buongiorno, mi manda mia Nonna…. la principessa Europa!

Quando le nebbie del tempo erano le signore della terra, vivevano dei e le dee con appetiti e sentimenti umani, immortali ma al contempo fragili e schiavi di passioni sanguigne…
Europa, la bellissima principessa, figlia di re Agenore e della regina Telefassa aveva l’abitudine di recarsi sulle spiagge di Tiro allora polis Fenicia….. Ma un tale splendore non poteva rimanere sconosciuto agli dei, troppo bella perché fosse dono per umili uomini, troppo. Un mattino, attratto da tanto armonico vociare e dal dolce profumo della giovane principessa giunse, di soppiatto, un incuriosito Zeus, il padre degli dei. Attonito, come colpito da uno dei suoi fulmini rimase folgorato dalla bellezza di Europa. La vide e la volle. Ma anche, con tutte le buone intenzioni, vedendolo, lei si sarebbe spaventata, forse fino a morirne. Doveva trovare il modo di avvicinarsi e conquistare la sua fiducia, dichiararle il suo amore. La mattina seguente….. all’ombra, sotto gli alberi, un mite, bianchissimo toro pareva attenderli. Le corna a perfetta semiluna si elevavano sull’imponente testa. I soldati si proiettarono subito in avanti a far da scudo alla principessa. Seguirono le ancelle che iniziarono a girargli intorno estasiate da una tale magnificenza. Poi una di loro, timidamente, iniziò ad accarezzarlo…… Calma olimpica. Per ultima si fece avanti Europa che, convinta dai gesti e dalle confidenze delle quali le sue ancelle si erano rese protagoniste iniziò, anche lei, ad accarezzarlo timidamente. Poi si fece coraggio e contagiata si abbandonò con naturalezza, con sempre meno dubbi e timori, fino ad osare l’inosabile. Spronata dall’incoscienza delle sue ancelle, che ormai avevano cassato dalle loro abitudini la doverosa prudenza, sfidò le altre. Salita sulla groppa del toro ebbe appena il tempo di voltare lo sguardo sorridente verso il suo seguito quando l’animale, come una saetta, si alzò e iniziò a correre verso il mare ad una velocità impensabile. La poveretta, gelata dal terrore, ebbe appena il tempo di avvinghiarsi alle corna e chiudere gli occhi, pronta ad essere travolta da una tragedia più che imminente. Il mare sembrò solidificarsi sotto i velocissimi zoccoli, tanto rapidi da galoppare sul regno di Poseidon. Orizzonte, nient’altro che mare ed orizzonte, il tormento pareva interminabile. Poi in un attimo un isola che parve inghiottirli nel suo verde rigoglioso di suoi platani. Creta abbracciò i due. Lì, nei pressi della fonte di Gortino, lei finalmente si fece cadere esausta sul solido, morbido, rassicurante prato d’erba. Placido il toro si allontanò perdendosi tra i platani. Qui, in penombra si svelò l’arcano. Ecco il padre degli dei che, svestite le sembianze del toro, si presentò alla sua principessa offrendole il suo amore….. I platani si richiusero su di loro e per tale privilegio, da allora, non persero più le foglie. Zeus fu amorevole con la sua Europa e lungo fu il felice sodalizio prova inoppugnabile la nascita di: Radamanto, Minosse e Serpedone. Ma l’Olimpo alla fine reclamò la presenza divina e Zeus non poté far altro che, anche se riottoso, ritornare alla sua dimora. Ma non poteva lasciare la sua amata ed i suoi figli in balia degli eventi. Convocato Asterione, re di Creta, amaramente gli propose come sposa la sua dolce Europa. Nessun monarca poteva rifiutare una tal divina proposta, prese in sposa la principessa ed adottò i tre figli di Zeus. Ma da tale matrimonio nessun figlio nacque per cui re Asterione designò Radamanto come suo successore. Dopo la morte a Europa furono tributati onori divini e il toro, personificato da Zeus, diventò una costellazione e fu posto fra i segni dello zodiaco. Dopo poco anche Asterione raggiunse Europa, i tempi divennero cupi si prospettavano sanguinose guerre di successione. Minosse prese al volo l’occasione e si rivolse a Poseidon pregandolo di benedire la sua pretesa di ascendere al trono di Creta. Il dio del mare accolse la preghiera, tutta la corte si sarebbe portata sulla spiaggia dove avrebbero trovato un bellissimo toro, suo sigillo di consacrazione. Lui, Minosse, avrebbe sacrificato il toro al dio sugellando l’approvazione del dio. Così avvenne. Però, colpito dalla bellezza del toro Minosse esitò, poi decise di sacrificare un altro capo al dio, tenendo per se quella bellezza. Ma Poseidon non poteva farsi offendere, la vendetta fu tremenda. Fece in modo che Pasifae, moglie di Minosse, si innamorasse tanto follemente del toro da portarla a concepire il Minotauro. Tra le varie figlie di Minosse, tutte principesse, ne spiccavano alcune, tra di queste vi era la famosa Arianna, ma anche la ninfa oltre che principessa Satyria.
Nel mentre si svolgevano questi avvenimenti a Cnosso, capitale dell’isola di Creta, di fronte, sulle sponde della penisola ellenica altri avvenimenti avrebbero scritto un altro capitolo della Storia Immortale.
Qui un villaggio cresceva ed iniziava a confrontarsi con polis limitrofe, minacciose e bellicose. Il re con tutta la corte decisero di compiere un pellegrinaggio. Giunsero ai piedi del monte Olimpo e qui, angosciati chiesero a Zeus: “Mandaci uno dei tuoi figli a proteggere la nostra fragile polis, a lui o lei dedicheremo il nostro nome.” Ma alcuna riposta parve giungere dall’assemblea divina. Delusi tornarono al loro villaggio, quando una notte voci cupe e roboanti li svegliarono si soprassalto… Uscirono impauriti e si trovarono al cospetto di due dei: Poseidon e Atena. “Nostro padre ci ha inviati a voi, ora scegliete il vostro protettore.” Dissero all’unisono. I fragili uomini non sapevano cosa rispondere, chi avrebbero offeso con la loro scelta e quale sarebbe stata la sua vendetta? Prese allora la parola il re: “Porgeteci voi un dono, quello che dovesse essere più in sintonia con il nostro spirito diverrà pegno e sigillo della nostra devozione ed alleanza!” Poseidon sorrise e tracciando con il suo tridente un arco in mezzo al cielo fece sorgere un cavallo bianchissimo e velocissimo poi, al termine della traiettoria scagliò il suo tridente sulle rocce e da questa uscì, zampillando, un sorgente d’acqua salata. Poi giunse il momento di Atena. Calma si portò sull’akropolis e accarezzando la terra ne fece sorgere un ulivo. Il re e la corte si riunirono e poco dopo si presentarono timorosi agli dei. Il re con voce flebile ma decisa emanò il verdetto: “Atene!”. Un rombo scosse la città, era l’ira di Poseidon che prima di reimmergersi con fragore tra le onde del suo regno sentenziò: “Ingrata, ormai Atena, ti pentirai di questa offesa, dal mio sangue nascerà una stirpe che con te rivaleggerà ti terrà testa e davanti a lei tu piegherai il capo!”.
Era l’ora, doveva scegliersi una sposa e dare corso alla sua promessa. Tanti furono i nomi che i suoi sudditi gli proposero. Finché uno emerse splendido ed inarrivabile: Satyria! Principessa, ninfa, figlia del re Minosse, suo protetto e giunto al trono con il suo aiuto. Convocò il re sulla spiaggia, ai confini del suo regno e gli comunicò la sua decisione. Sbiancò il re, temendo una ulteriore vendetta. Poi capì e si rasserenò. All’alba una testuggine gigante la accolse sul suo carapace e la condusse verso il lido, talamo nuziale. La rotta fu tracciata dai fili d’oro che mille e mille Pinne Nobilis donarono alla sposa e che le onde le adagiarono sul suo corpo come divino abito nuziale. Giunsero e da allora Satyrion verrà chiamato il luogo prescelto. Così venne alla luce il semidio, Taras che, sempre devoto al padre non dimenticò mai di onorarlo, giorno dopo giorno, senza temere la sua ira anche nei suoi momenti peggiori, quando la tempesta ingoiava le scogliere. In uno di questi, mentre compiva il suo rito Taras, travolto, cadde in acqua, regno del padre. La madre atterrita si precipitò verso l’altare a precipizio sul mare, seguita dai discepoli cercò disperatamente di intravederlo tra i flutti, di porgergli una mano. Ma nulla l’umano poteva. Quando, d’incanto, tutto s’acquieto, identico al giorno delle nozze. Un attimo eterno poi un delfino con sul dorso il suo Taras comparve dai flutti, indossava le vesti regali ed il tridente di Poseidon, il padre e dio geloso l’aveva richiamato nel suo regno. Mille anni attese Satiria affinché la profezia si avverasse…. all’orizzonte triremi spartane… Per Taras, pronipote di Zeus ed Europa, nipote di Minosse, il figlio si Satyria e Poseidon stava per giungere a compimento la profezia ….per mano di chi altro se non di un discendente diretto di Herakles figlio di Zeus? Chi se non, Phalantos, lo spartano!…..

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ROSA D'AMATO