Regi
La politica di coesione non puo’ essere depotenziata, tanto più in nome dell’austerity
12 ottobre 2016
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Oggi sono intervenuta in commissione REGI al Parlamento europeo per ribadire il secco “no” del Movimento 5 Stelle ai 143 milioni di euro, destinati alla politica di coesione 2014-2020, che la Commissione Ue vuole utilizzare per finanziare le cosiddette “riforme strutturali”, nome dietro cui si celano le scellerate politiche di austerity dei falchi del rigore. Ecco il mio intervento:

Siamo qui in aula per discutere gli emendamenti alla proposta legislativa della Commissione e vorrei qui enunciarvi le ragioni che hanno portato me, e l’intera delegazione del Movimento 5 Stelle, alla reiezione della proposta sul Programma di Riforme Strutturali. Come già detto diverse volte in questa commissione, noi riteniamo che quasi 143 milioni di euro, destinati alla politica di coesione 2014-2020, per finanziare riforme strutturali nei settori specificati all’art.5 (tra i quali: istruzione e formazione, politiche del mercato del lavoro, inclusione sociale, sistemi di previdenza e assistenza sociale, sanità pubblica e sistemi di assistenza sanitaria) appare del tutto antitetico ai principi della coesione economica, sociale e territoriale.

Vorrei anche sottolineare, che anche laddove ci si limitasse si rileva che, limitatamente all’obiettivo della presente proposta di ‘rafforzare la capacità amministrativa’, la programmazione 2014-2020 prevede già, per l’obiettivo tematico 11, più di 5 miliardi di euro (6,5 con il cofinanziamento nazionale).

Dunque perché questa proposta? Qual è l’agenda politica che vi sta dietro?

Possiamo ragionare, e la collega Tomasic lo farà per esempio nel suo interessante report di qui a qualche settimana, cosa non va nell’assistenza tecnica nella capacità amministrativa dei diversi Stati Membri.

Colleghi, sapete bene che non sono mai stata tenera verso il mio stesso Paese e le mie regioni, sottolineando più volte la necessità di un upgrading indispensabile tanto nel tasso di assorbimento dei fondi, quanto nella qualità della spesa.

Ma qui, in questa proposta, si va decisamente oltre.

Ho analizzato diversi emendamenti dei colleghi.

L’emendamento 40 dei colleghi Krehl e Van Nisterloy, già nel progetto di relazione, che vorrebbe per dire cancellare il paragrafo 10 della proposta, evitando dunque che il Programma possa essere finanziato mediante contributi aggiuntivi degli Stati membri, mi sembra abbastanza significativo, perché colgo anche in loro la preoccupazione che il Programma della Commissione si trasformi in una sorta di passe-partout per le riforme strutturali.

Cosi come apprezzo alcuni emendamenti sul recital 8, come il n.93 del collega Omarjee che vorrebbe che le riforme rafforzassero il sistema pubblico dell’istruzione o il 94 della collega Reintke che addirittura cancella i settori individuati dalla Commissione, suggerendo che siano gli Stati Membri, casomai, ad identificarli, di concerto con le autorità regionali e locali.

Idem per la cancellazione del recital 9 del collega Marias e sempre del collega Omarjee, (emendamenti 99 e100) laddove quindi entrambi vorrebbero evitare il link con le Country-Specific Reccomendation.

Mi trovo d’accordo con questi emendamenti dei colleghi e posso anticipare loro che avranno il mio supporto nella lista voto, cosi come per alti dello stesso tenore.

Ma per noi non è abbastanza, in quanto è la ratio dietro il provvedimento a preoccuparci notevolmente.

Io non posso non vedere nella natura stessa della proposta, e nelle parole del vicepresidente Dombrovskis, un malcelato intento di commissariare determinati Paesi. Se iniziamo a fare confluire parte dei soldi destinati alla nostra politica di coesione per finanziare quelle riforme strutturali verso i quali in Grecia, in Francia, in Italia stanno protestando milioni di persone, sarà, a nostro avviso, un pessimo segnale per l’Europa e per i cittadini.

È per questi motivi che la proposta della Commissione ci appare dunque come una sorta di progetto pilota in vista di una non auspicabile-ma possibile- riforma post-2020 atta a depotenziare, ancor di più, la politica di coesione e, pur riservandoci di valutare poi nella lista voto il merito dei diversi emendamenti, ne proponiamo dunque la reiezione nella sua interezza

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ROSA D'AMATO