Comunicati Stampa
La politica di coesione sia più trasparente a tutti i livelli
9 settembre 2016
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Ringrazio innanzitutto il collega Van Nisterlooi per il progetto di relazione. L’Implementation report, come sappiamo ed è stato ricordato, verte per l’appunto sull’analisi della comunicazione ex. Art 16.3 del Regolamento, presentata dalla Commissione il 14 dicembre (La Commissione redige una relazione sui risultati dei negoziati relativi agli accordi e ai programmi di partenariato, compreso un quadro di sintesi delle questioni chiave, per ciascuno Stato membro, entro il 31 dicembre 2015).

Il report, è un’ottima opportunità per un’analisi olistica della politica di coesione. Innanzitutto è giusto sottolineare che la politica di coesione deve essere più trasparente ad ogni livello.
E con trasparenza intendo che si deve fare luce sulle frodi commesse ma anche evidenziare il fatto che la politica di coesione rappresenta il principale strumento di investimento nell’UE e che dunque i buoni progetti e le buone idee vadano valorizzate e adeguatamente promosse. L’idea stessa della politica di coesione, che finanzia progetti utili, in linea di principio, per il territorio con la compartecipazione del cofinanziamento europeo e con l’obiettivo della coesione economica sociale e territoriale, va difesa.

Con la stessa forza, va denunciato l’intollerabile ritardo nell’adozione dei programmi operativi, il ritardo nella spesa e la conseguente accelerazione della stessa, anche con i famosi progetti ‘sponda’, solo per non incorrere nel disimpegno automatico. È d’altronde incontestabile, come osservato dalla Corte dei Conti, che gran parte degli errori della politica di coesione deriva da altre politiche, come quella in materia di appalti pubblici o aiuti di Stato.

In secondo luogo, la programmazione 2014-2020 ha introdotto 3 elementi sottolineati dal relatore, e anche per noi positivi, ossia la concentrazione tematica, le condizionalità ex ante, tendenzialmente anche la riserva di performance (anche se sarebbe bene ragionare sui criteri di verifica dell’efficacia).

Proprio in considerazione della grande importanza data al tema della semplificazione (e della relativa formazione dell’High Level Group on Simplification) pare anche a noi utile, per esempio, un’analisi della Commissione sull’uso delle misure di semplificazione già introdotte, per esempio sulle SCO (simplified cost-options). Andiamo adesso ai punti un po’ più controversi. Come è stato precedentemente espresso, abbiamo diverse riserve sull’uso degli strumenti finanziari, pur nel quadro rinnovato della programmazione 2014-2020.

Il relatore nomina raccomanda l’istituzione di un legame ‘equilibrato’ fra la politica di coesione e il semestre europeo. Ne apprezziamo la cautela nel wording ma non possiamo che rinnovare la nostra totale contrarietà di principio in merito al link ‘punitivo’ tra politica di coesione e Semestre Europeo, allorquando come nel famoso articolo 23, la Commissione può proporre di rivedere e modificare i Programmi Operativi degli Stati che non rispettano le Country-Specific Recommendations. Riteniamo questo articolo, come espresso più volte, del tutto pericoloso e antitetico ai principi di coesione economica, sociale e territoriale, al contrario per dire dell’articolo 24 di cui si discute oggi.

Vorremmo inoltre avere, e questo ci pare assolutamente fondamentale, chiarimenti e dati precisi dalla Commissione su come gli Stati Membri e le regioni hanno rispettato il principio di partenariato, con indicazioni in merito a chi ha mal applicato questo principio.

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ROSA D'AMATO