La prevenzione è la migliore arma per la difesa dal dissesto idrogeologico
22 settembre 2015
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La fragilità idrogeologica del nostro Paese è sempre più al centro delle notizie di cronaca a causa dei danni materiali e purtroppo delle vittime provocate dai fenomeni meteorologici.
Nonostante i bollettini di rischio e i preallarmi siano regolarmente emessi, spesso manca quel raccordo comunicativo necessario fra istituzioni e cittadini per evitare le conseguenze peggiori.

Ma quand’anche funzionasse tutto alla perfezione, che cosa potrebbero fare in poche ore coloro che hanno la propria abitazione nei seminterrati, negli alvei e aree limitrofe dei fiumi o in aree particolarmente vulnerabili dal punto di vista delle frane?
Il problema non può essere affrontato esclusivamente sulla base degli allarmi (e quindi delle conseguenti emergenze): la messa in sicurezza dei cittadini dovrebbe cominciare dalla gestione ordinaria del territorio.

Piani regolatori e insediamenti produttivo-abitativi sono spesso sprovvisti di quelle serie analisi geologiche e idrogeologiche che avrebbero evitato gran parte degli avvenimenti più dannosi e luttuosi degli ultimi anni, ed è difficile pensare che le stesse ‘culture’ politiche e amministrative, sensibili agli interessi degli speculatori immobiliari ma molto meno alla difesa del suolo e dell’ambiente,  possano gestire la necessaria svolta.

La pulizia regolare del letto dei fiumi, lo spazzamento delle strade, la pulizia dei tombini e la manutenzione regolare degli scoli (anche in considerazione del fatto che i cittadini pagano dei tributi ai Consorzi di bonifica), oltre agli interventi nelle aree più esposte a rischio frane, dovrebbero essere fra le priorità delle amministrazioni locali e del Governo.

Nel frattempo, i cittadini possono sollecitare questi interventi avvalendosi di quanto emerge da due mappe sugli interventi e sulle emergenze rese disponibili sul sito del Ministero rispettivamente dall’ISPRA, attraverso il progetto “Repertorio Nazionale degli interventi per la Difesa del Suolo (ReNDiS)” e dal Dipartimento della Protezione Civile.

 Gli interventi riguardano le attività di prevenzione strutturale finanziate e realizzate nell’ambito dei programmi di difesa del suolo, pianificate sul medio e lungo periodo, per mitigare il rischio idrogeologico. La mappa degli interventi si basa sulle aree a pericolosità da alluvione, indicate dalle Autorità di bacino, dalle Regioni e dalle Province Autonome, secondo quanto indicato dalla direttiva europea  “alluvioni”.

Nella parte relativa alle emergenze sono indicati gli stati di emergenza nazionale, deliberati dal Consiglio dei Ministri per eccezionali eventi meteorologici, alluvioni e frane. Sicuramente, se l’approccio del Governo e degli Enti Locali fosse maggiormente indirizzato verso una più efficiente manutenzione ordinaria, il flusso di risorse da dover destinare alle emergenze diminuirebbe. Sarebbe dunque opportuno sollecitare ogni attore, dal locale al nazionale (dai Comuni, passando per le Regioni, sino al Governo) affinché siano destinate maggiori risorse (anche economiche) alle varie misure per la prevenzione del rischio idrogeologico, in maniera da realizzare sicuramente una diminuzione di spesa nella risposta alle emergenze dovute a incuria, negligenza e superficialità.

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ROSA D'AMATO