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Le riforme strutturali sottraggono risorse allo sviluppo dei territori
16 febbraio 2017
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L’Ue vuole sottrarre 142 milioni allo sviluppo dei territori per finanziare le politiche di rigore, quelle che in maniera edulcorata chiamano “riforme strutturali”. NOI DICIAMO NO. Ecco il mio intervento a Strasburgo. Ecco il mio intervento in Commissione Europea:

“Grazie Presidente. Sono contenta di poter intervenire dinanzi alla Commissaria Cretu, con la quale tra l’altro domattina parleremo dell’importante proposta della Commissione sul terremoto.
Il rapporto del collega Van Nisterloji contiene un’analisi completa dello stato attuale della politica di coesione e delle sfide che ci aspettano da qui alla negoziazione del post-2020. Ci sono diversi aspetti condivisibili, come la critica piuttosto netta all’EFSI, il rilievo dell’assenza di dati sugli effetti e sui risultati prodotti dagli strumenti finanziari, o il debole legame esistente tra questi e gli obiettivi generali dell’UE. Sono positive anche le parti sul rafforzamento della capacità amministrativa e sulla qualità della spesa.
Apprezzo poi l’accoglimento di un nostro emendamento che sottolinea proprio come in futuro serva un assorbimento più rapido dei finanziamenti disponibili, oltre a una progressione più equilibrata delle spese durante il ciclo di programmazione. Questo anche per evitare il frequente ricorso ai progetti “retrospettivi”, spesso miranti a evitare il disimpegno automatico alla fine del periodo di programmazione.
Ci sono però due questioni molto critiche, ossia lo stretto legame della politica di coesione col semestre europeo e la menzione delle riforme strutturali previa possibile modifica dei programmi operativi degli Stati Membri nel post-2020. Fatto rilevante, anche perchè il Programma di Sostegno alle Riforme Strutturali sottrarrà 142 milioni di euro alla politica di coesione per destinarli, appunto, alle riforme strutturali.
Rispetto ai ritardi della politica di coesione, sono purtroppo note la conclusione tardiva dei negoziati sul QFP 2014-2020 e l’adozione in ritardo dei regolamenti sui fondi strutturali e d’investimento europei, che a loro volta hanno rallentato il processo di attuazione degli accordi di partenariato e dei programmi operativi. Va rilevato che alcune regioni hanno completato la negoziazione con la Commissione, mentre altre hanno visto approvato il loro programma operativo solo a ottobre o dicembre 2015. Bisogna tuttavia ammettere che parecchi ritardi che affliggono la politica di coesione derivano dagli Stati Membri e dalle regioni, che necessitano di rafforzare la capacità amministrativa e dimostrare la reale utilità dei progetti che vengono attuati.
Anche qui poi troviamo l’aspetto negativo dato dalle riforme strutturali e dal loro peso specifico sulle spalle dei cittadini, specie quando viste in correlazione alla politica di coesione. Senza contare poi che ci sono domande aperte che richiedono risposte urgenti. Da chi dipendono i ritardi nella designazione delle autorità di gestione, di certificazione e di audit, con conseguenti ritardi nella presentazione delle domande di pagamento? Da chi dipende la vertiginosa accelerazione dei pagamenti nel 2016, a quasi 9 anni dall’inizio della programmazione, solo per evitare il disimpegno?
In conclusione, noi siamo per una critica, anche forte e severa, di alcune assurde regole come il Patto di Stabilità e le riforme strutturali, ma lo siamo perchè vogliamo un’Europa dei cittadini e della solidarietà. E anche domani, quando discuteremo del dossier sui disastri naturali, vedremo chi si schiera veramente, e non a parole, dalla parte della gente e dei reali valori europei.”

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ROSA D'AMATO