Lettere
Lettera a Gazzetta del Mezzogiorno
4 settembre 2015
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Gentile Direttore,

Le scrivo in merito al fondo dell’economista Federico Pirro dal titolo “Taranto, singolare altolà ai rapporti tra museo e Ilva” pubblicato nell’edizione del 2 settembre 2015. Il dottor Pirro, nel suo contributo, se la prende con l’attore Davide Riondino, reo di aver “intimato” alla neo direttrice del MarTa, Eva Degl’Innocenti, di stabilire rapporti di collaborazione tra il museo e l’Ilva. Ora, non sono qui a fare l’avvocato difensore di Riondino, ma per segnalare la “singolarità” di alcune affermazioni di Pirro.
In primo luogo, essere contrari a rapporti di collaborazione tra il museo e l’Ilva non vuol dire essere “anti-industriali”, come si sostiene nel fondo. Io sono a favore dello sviluppo industriale della città, uno sviluppo sostenibile, eco-compatibile, che punti sulle vocazioni migliori del territorio. L’Ilva non fa parte di questo tipo di sviluppo, anzi ne è un ostacolo. Oltre a rappresentare un cancro incurabile per l’ambiente e la salute dei cittadini, l’Ilva (la cui competitività industriale è tutta da vedere) rappresenta una zavorra pesantissima per lo sviluppo di un altro tipo di industria, quella turistica. Ecco perché il MarTa, dando “cittadinanza” all’Ilva, invierebbe un messaggio di apertura al suo stesso carnefice: perché non c’è turismo culturale senza turismo. E non puo’ esservi turismo in una città il cui mare e il cui ambiente soffoca per i veleni della grande industria inquinante.
Sulla possibilità di potenziare il turismo industriale in città, poi, più che coinvolgere l’Ilva , sarebbe molto meglio chiudere lo stabilimento e trasformarlo in un museo sul modello di quanto fatto in Germania con le ex acciaierie della Ruhr, dove ogni anno si contano 17 milioni di presenze turistiche (e li’ non hanno il mare e le nostre bellezze storiche e naturali).

In secondo luogo, Pirro si dice sicuro che l’Ilva sarà, con il nuovo corso, eco-compatibile e solleva dubbi su responsabilità “individuali e societarie” della precedente dirigenza, dato che tali responsabilità sono ancora da accertare in sede giudiziaria. A parte la contraddizione delle due affermazioni (o l’Ilva ha inquinato e ucciso e dunque adesso va resa sostenibile, oppure i lavori in corso sono inutili), mi preme ricordare che:

nella perizia epidemiologica sull’Ilva si stimano 30 decessi ogni anno attribuibili al complesso industriale
– nel decreto di sequestro si dice che l’ingentissimo risparmio economico realizzato dall’Ilva è stato ottenuto mediante una intenzionale, pervicace omissione degli onerosi interventi (misure di sicurezza, prevenzione e protezione dell’ambiente e della pubblica incolumità).

Inoltre, è opportuno precisare che la quarta Corte d’Appello penale di Milano ha confermato la condanna a sei anni e sei mesi per Fabio Riva, accusato di associazione per delinquere e truffa, mentre il defunto Emilio Riva ha avuto due condanne, una nel 2002 e l’altra nel 2007.
Infine, mi dispiace che nel suo ragionamento il dottor Pirro attacchi Riondino chiedendosi quale “mandato elettivo” abbia l’attore per fare dichiarazioni sulla nuova dirigenza del MarTa. A Pirro, vorrei ricordare che la neo direttrice (cui vanno i miei auguri per il lavoro che l’attende) è stata “nominata” da un governo che non è stato “eletto”. Ma non per questo, essendo io stata eletta al Parlamento europeo con un voto di preferenza, mi sognerei mai di dichiarare che le mie parole hanno maggiore cittadinanza politica di quelle di un “cittadino” Riondino o di una direttrice “nominata” o ancora della maggioranza dei tarantini.
A proposito di “maggioranza”, sempre per replicare a Pirro: anche se la maggior parte dei tarantini fosse a favore del’Ilva (cosa tutta da vedere, dato che al referendum non si è raggiunto il quorum, ma la maggioranza ha votato per il “si’), io continuerei a dare battaglia per la sua chiusura. Siamo in democrazia, caro Pirro, e ogni cittadino, anche se solo, ha il diritto e il dovere di combattere per cio’ in cui crede. E, nel caso dell’Ilva, di combattere per dare giustizia ai morti e un futuro ai vivi.

 

L’articolo uscito sulla Gazzetta del Mezzogiorno:

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ROSA D'AMATO