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Lizzano: “Per l’Ue, il depuratore non è a norma. Italia a rischio infrazione”
17 marzo 2016
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Il depuratore di Lizzano viola la direttiva Ue sulle acque reflue urbane. Inoltre, “al momento della cessazione definitiva delle attività”, la discarica Vergine “avrebbe dovuto conformarsi” alla direttiva sulle emissioni in industria” per evitare “qualsiasi rischio di inquinamento”. A sostenerlo è la Commissione europea nella sua lettera di risposta all’interrogazione dell’eurodeputata M5S, Rosa D’Amato, sulle criticità ambientali causate dalla discarica Vergine e dal depuratore di contrada Ostone, entrambi vicino a Lizzano (Ta).

“La Commissione Ue – dice D’Amato – conferma quanto i cittadini e l’associazione AttivaLizzano denunciano da tempo. Se ci si ritrova in questa situazione pericolosa per la salute dei lizzanesi, lo si deve alla mala politica italiana, a tutti i livelli, che ha permesso ai proprietari della discarica, attraverso delle modifiche alle normative nazionali e regionali, di ottenere nell’aprile 2014 lo svincolo di quelle garanzie finanziarie che oggi l’Ue conferma, ancora una volta, essere requisito indispensabile per ottenere l’autorizzazione integrata ambientale, necessaria per poter esercitare l’attività”.

“Per quanto riguarda il depuratore – continua l’eurodeputata tarantina – la situazione è chiara: l’impianto viola la direttiva sul trattamento delle acque reflue. In sostanza, il depuratore non depura adeguatamente, causando un inquinamento in un’area ritenuta, giustamente, sensibile sotto il profilo ambientale”.

“Per questa ragione – conclude D’Amato – la Commissione Ue sta valutando di intraprendere azioni, che potrebbero portare anche all’apertura di una procedura d’infrazione. Noi, continueremo a fare pressioni a Bruxelles come in Italia perché si ponga fine a questo ulteriore scempio al nostro territorio”.

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ROSA D'AMATO