Comunicati Stampa Regi
M5s in Grecia per dire basta all’Austerity
21 settembre 2016
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Con la delegazione della commissione Sviluppo regionale (REGI) del Parlamento europeo, di cui sono coordinatrice, ho visitato il 19 e 20 settembre Salonicco e Atene per vedere da vicino i risultati e lo stato di avanzamento dei progetti finanziati dai fondi Ue su infrastrutture, riqualificazione urbana, scuole e teatri.

Siamo stati colpiti dall’alto tasso di assorbimento dei fondi strutturali 2007-2013 da parte della Grecia (quasi il 100%), anche se abbiamo rilevato con preoccupazione lo scarso coinvolgimento della società civile e delle municipalità nella programmazione dei progetti.

Il momento più importante della visita si è tenuto nella sede del SRSS, il Servizio di assistenza alle riforme strutturali, creato dalla Commissione europea nel luglio 2015 e coordinato dal vicepresidente Ue Dombrovskis.

La Grecia, dal maggio 2010,è stato sottoposta a ben tre ‘Memorandum of Understanding’, accordi sottoscritti tra i diversi governi, la Troika e i creditori per ripagare il debito greco. In questi anni, la disoccupazione giovanile è schizzata dal 30 al 55%, un milione di greci ha perso il posto di lavoro, c’è stato un aumento del 270% dei casi di depressione e oltre 2 milioni e mezzo di greci hanno perso l’assicurazione sanitaria. In tutto cio’, il debito pubblico non solo non si è ridotto, ma è addirittura cresciuto sino a 323 miliardi di euro.

Unici tra tutte le forze politiche presenti, abbiamo chiesto a Van Driessche, coordinatore per la Grecia del SRSS: “Il terzo ‘piano di salvataggio’, che prevede un prestito di 86 miliardi di euro, è condizionato a un obbligo di avanzo primario del 3,5%. Visto che il suo servizio ha un’unità dedicata alle analisi delle riforme sui settori dell’istruzione, della sanità e del mercato del lavoro, può dirci qualcosa sulle conseguenze in questi settori delle riforme?”

La risposta è stata disarmante “Noi siamo solo un braccio operativo, dovete chiedere alle istituzioni che hanno firmato il memorandum”.

Il problema, come sappiamo dai lavori della commissione REGI, è che sappiamo benissimo, purtroppo, cosa hanno pensato ‘le istituzioni’.

Alla commissione REGI, infatti, è in questi in giorni in discussione una proposta della Commissione (http://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/?uri=CELEX:52015PC0701) che, basandosi proprio sull’’esempio positivo’ della Grecia, andrebbe a sottrarre 143 milioni dalla politica di coesione per finanziare (su richiesta della Stato) proprio quelle riforme strutturali responsabili delle tragiche conseguenze nello Stato ellenico.

Io e i colleghi del Movimento 5 Stelle (Agea, Zanni, Zullo e Adinolfi) ci siamo opposti con un emendamento di rigetto alla proposta della Commissione*.

Non vogliamo essere complici di queste politiche di austerità che si traducono nelle cosiddette ‘riforme strutturali’ e che si sono dimostrate, come abbiamo visto qui in Grecia, non solo inutili, ma anche dannose, distruggendo l’intero tessuto sociale ed economico dei Paesi più in difficoltà, con privatizzazioni selvagge e tagli nel settore sanitario e previdenziale.

*Si propone la reiezione della proposta della Commissione Europea per due motivi principali. Innanzitutto, stornare 142 800 000 EUR, destinati alla politica di coesione 2014-2020, per finanziare riforme strutturali nei settori specificati all’art.5 (tra i quali: istruzione e formazione, politiche del mercato del lavoro, inclusione sociale, sistemi di previdenza e assistenza sociale, sanità pubblica e sistemi di assistenza sanitaria) appare del tutto antitetico ai principi della coesione economica, sociale e territoriale come sanciti dal TFUE (artt.174-178). Inoltre, si rileva che, limitatamente all’obiettivo della presente proposta di ‘rafforzare la capacità amministrativa’, la programmazione 2014-2020 prevede già, per l’obiettivo tematico 11, più di 5 miliardi di euro (6,5 con il cofinanziamento nazionale). A titolo di esempio, l’Italia si è dotata per la corrente programmazione di un Programma Operativo Nazionale ‘Governance e assistenza tecnica’, con una dotazione finanziaria di oltre 827 milioni di euro. Per i motivi summenzionati, la proposta della Commissione appare dunque come una sorta di progetto pilota in vista di una non auspicabile-ma possibile- riforma post-2020 atta a depotenziare, ancor di più, la politica di coesione e se ne propone dunque la reiezione nella sua interezza.

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ROSA D'AMATO