Comunicati Stampa
No a soldi Ue per progetti contro l’euroscetticismo.
6 settembre 2016
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Il Parlamento europeo vorrebbe finanziare con fondi Ue dei progetti “contro l’euroscettismo”. In pratica, si vogliono utilizzare risorse che potrebbero andare alla creazione di posti di lavoro per convincere i cittadini di quanto è “buona e brava l’Unione europea”. Peccato che quei cittadini sono stanchi proprio delle favole, di essere imboniti con questa vuota retorica.

Se il Parlamento europeo vuole fare qualcosa di utile contro il generale disincanto che si avverte nei paesi Ue combatta i rigidi e stupidi criteri del Patto di stabilità, aumenti i fondi per lo sviluppo sostenibile, spinga per un’Europa sociale che garantisca un reddito di cittadinanza a chi non ha lavoro.

ECCO IL VIDEO E IL TESTO DEL MIO INTERVENTO IN COMMISSIONE CULTURA

 

Cari colleghi,

dopo una prima lettura dello studio presentato oggi, mi ritrovo ad avere qualche perplessità sulla ratio stessa di questo programma.

Oltre ai bei numeri e ai bei risultati che si sono susseguiti negli anni e che sono stati mostrati oggi, nella parte relativa alla struttura del programma di finanziamento e in particolare tra le priorità, si legge “comprendere e dibattere sull’euroscetticismo”.

Se da un lato questo punto conferma la necessità di accettare il fenomeno euroscettico come un dato di fatto della realtà in cui viviamo, dall’altro mi preoccupa alquanto.

E mi preoccupa lo strumento stesso con cui si vorrebbere dare certe risposte, ovvero con una linea di finanziamento della Commissione europea a un programma europeo! Che sia lecito o no, ma io sento onestamente ha il cattivo odore dell’ipocrisia “made in Europe”.

Dubito fortemente che l’euroscetticismo possa essere dibattuto in questo modo, magari anche all’interno di certi parametri prestabiliti dalla comunità stessa.

I cittadini europei, e anche i miei, gli italiani negli ultimo anni si sono progressivamente allontanati e hanno iniziato a guardare all’Europa con disincanto, che e’ destinato a crescere. Questo è avvenuto per diversi motivi : economici, politici e identitari.

È indubbio che la crisi economica abbia rinforzato questo disincanto. Quello che c’è in gioco oggi è la capacità stessa di risposta delle istituzioni pubbliche alle legittime domande che i cittadini rivolgono alle autorità politiche e alle stesse istituzioni.

L’Europa è stata a lungo considerata, da una fetta consistente di cittadini, una sorta di ancora di

salvezza, ma adesso non sembra più così e gli scenari futuri sono a ragion veduta, intrisi di forte pessimismo. E i motivi ce li hanno detti anche i ricercatori stasera: impossibilità in molti paesi attanagliati dalla crisi di pre e cofinanziamenti, programmi che non tengono conto di differenze geografiche e differenti costi della vita, eccessiva burocrazia e guide dei programmi inutili…

Onestamente temo molto un eventuale “effetto paradosso”: investire i soldi dei nostri concittadini europei per mettere a tacere e non dibattere di un fenomeno che ormai è sotto gli occhi di tutti, le cui cause sono che ovvie e che di certo non sarà risolto con eventi, riviste, studi. Mi sembra, per utilizzare un eufemismo, una vera e propria beffa.

There is 1 comment

  • Carlo Mastroeni ha detto:

    io lavoro per migliorare l’ Europa … senti cara siccome ti paga l’Europa (cioè anch’io ) vieni a sentire cosa dicono i cittadini europei dotati di cervello e che operano nei territori dell’Unione … partiamo il 13 Marzo 2017 da Santiago de Compostela … tanto a te il viaggio lo rimborsano

  • ROSA D'AMATO