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NO TRIV | Giù le mani dal nostro mare
19 agosto 2015
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NO TRIV

La politica del Governo è molto chiara: non esiste concretamente una visione del futuro, nessun progetto di sviluppo, soltanto una serie interminabile di frasi su Twitter e spot in TV. Ma noi, che preferiamo leggere le carte, lo sappiamo bene cosa sta facendo il governo, perché in realtà si vuole proseguire nell’agevolare le lobby del petrolio, senza il minimo interesse per gli impatti che queste fonti energetiche possono avere sul paesaggio e su ambienti a vocazione turistica come i nostri.

E’ infatti dal famoso «Decreto Sviluppo» (DL 83 del 22/01/2012), con il comma 1 dell’art.35, che il governo comincia a dare una mano ai poveri petrolieri facendo finta di vietare la ricerca, la prospezione e la coltivazione degli idrocarburi entro le 12 miglia, ma ovviamente senza arrestare le autorizzazioni in corso. Quindi nulla di fatto. Ciò che era in programma di fare, si farà comunque.

Sono riviste anche le percentuali delle aliquote, che rimangono comunque tra le più basse e competitive in Europa rendendo il nostro territorio ed i nostri mari sempre terra di conquista appetibile per i petrolieri.

Siccome non era abbastanza, ci ha pensato un secondo provvedimento, noto come «Sblocca Italia» (DL 133 del 12/09/2014), in cui agli articoli 37 e 38 dispongono che il gas naturale e gli idrocarburi «rivestono carattere di interesse strategico e costituiscono una priorita’ a carattere nazionale e sono di pubblica utilita’, nonche’ indifferibili e urgenti«.
Ma guarda un po’, invece noi pensavamo invece che questi aggettivi fossero rivolti alle energie rinnovabili ed alla nostra terra ed al nostro mare, che dobbiamo tutelare come risorse.

E mentre il nostro governo, per trovare una scusa alle sue nefandezze, tira sempre in mezzo il ritornello «ce lo chiede l’Europa» allora, vediamo, cosa dice l’Europa sul nostro stupendo Mediterraneo?

L’Unione Europea, tramite la Direttiva 2008/56 recepita in Italia con il Decreto Legislativo 190/10, dice che gli Stati membri dovrebbero istituire e attuare programmi di misure volti a conseguire o mantenere un buono stato ecologico nelle acque marine, nel rispetto dei vigenti requisiti comunitari e internazionali e delle necessità della regione o sottoregione marina considerata.

Tali misure dovrebbero essere elaborate sulla base del principio di precauzione, del principio dell’azione preventiva, del principio di correzione del danno ambientale in via prioritaria alla fonte e del principio “chi inquina paga”.

Il Mar Ionio risulta citato al punto b) iii) come sottoregione marina del Mar Mediterraneo, rivelandosi importante area da tutelare a livello europeo.

La direttiva 2008/56 stabilisce che le regioni marine individuate, tra cui il Mediterraneo, dovranno essere sane entro il 2020: in base a tale provvedimento, i Paesi membri dovranno definire gli obiettivi della propria strategia, un programma di controllo dell’attività svolta ed il livello di attività umana sostenibile localmente e tutto dovrà essere operativo ed approvato dalla Commissione Europea entro il 2018.

La Direttiva richiede, inoltre: un approccio ecosistemico, una gestione divisa per bacino, dei piani attuativi, una valutazione dell’impatto dell’attività umana ed un’analisi economica e sociale dell’uso delle acque, dei programmi omogenei di monitoraggio, delle misure di pianificazione territoriale ed infine, l’informazione ed il coinvolgimento dei cittadini.

L’inserimento del Mar Ionio all’interno della direttiva 2008/56, indica l’area di intervento come risorsa da salvaguardare e monitorare, rendendo pertanto i progetti sugli idrocarburi, in maniera evidente, totalmente estranei ad ogni ragionevole disposizione e previsione normativa nazionale ed internazionale.

Quindi ce lo chiede l’Europa: Giù le mani dal nostro mare!

 

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ROSA D'AMATO