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Non fossilizziamoci
16 agosto 2014
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Negli ultimi 10 anni si è assistito ad un rapido aumento dei prezzi dei combustibili correlato ad una progressiva diminuzione dei loro consumi, accelerando il meccanismo che ben presto vedrà gli idrocarburi fuori dal mercato.
Ciò accadrà perché sta aumentando il costo industriale degli idrocarburi e stanno mutando gli scenari economici e politici: l’approssimarsi dell’esaurimento dei giacimenti e la diminuzione della dipendenza dalle importazioni dovrebbero cominciare ad indurre i governi a stimolare maggiormente la crescita delle fonti rinnovabili e dei combustibili alternativi, come l’idrogeno, a discapito proprio delle fonti fossili, e non l’esatto contrario.

A supportare l’azione di estromissione delle fonti fossili dal panorama energetico, si deve costantemente ricordare l’estremo impatto negativo che tutta la filiera degli idrocarburi ha sull’ambiente e sull’uomo, dalla fase iniziale di ricerca al trasporto ed utilizzo finale.
L’APAT ha costruito un database, definito “Banca Dati Incidenti Rilevanti – BIRD” da cui è possibile analizzare le cause e gli effetti degli incidenti. Tra gli idrocarburi i dati BIRD rivelano ancora una volta che il greggio e la benzina primeggiano come contaminanti per tutte le componenti ambientali.
Senza andare a ricordare il disastro ambientale avvenuto nell’aprile 2010 sulla piattaforma petrolifera Deepwater Horizon nel Golfo del Messico ma concentrando il focus sul Mar Mediterraneo, si registrano fra il primo agosto 1977 ed il 31 dicembre 2010, circa 312.000 tonnellate di petrolio sversate nel nostro mare a seguito di 545 incidenti, in cui non sono compresi i 75 incidenti in cui la quantità di petrolio sversata rimane sconosciuta.
Quello che accadrebbe alla nostra economia in caso di incidente di più vasta portata è facile immaginarlo: nell’immediato ci sarebbe divieto di pesca e di balneazione, con i conseguenti collassi del turismo e di tutte le attività marine.
Le spiagge sarebbero invase per anni da una marea nera di petrolio che, tra ricorsi e cavilli legali, nessuno vorrà bonificare.
Il Governo italiano ha però capito che la cittadinanza non ci sta a questo ennesimo schiaffo e che ad opporsi non sono solo “quattro comitatini”, reagendo nella maniera più dittatoriale possibile: la riforma del titolo V della Costituzione che vuole eliminare la competenza delle Regioni per far accentrare su Roma le scelte sull’ordinamento locale, sui beni culturali e paesaggistici, sulle attività culturali, sul turismo, sull’energia, sul governo del territorio, sulle infrastrutture strategiche e, chiaramente accelerare l’iter autorizzativo sugli impianti petroliferi.
E’ giunto il tempo di difendere il nostro mare da questo ennesimo attacco, vigliaccamente lanciato durante le ferie estive affinché il popolo italiano sia distratto dalle vacanze.
Noi non ci distraiamo, noi non ci fidiamo di chi con la strategia del sorriso e delle battute di avanspettacolo (un film già visto negli ultimi 20 anni e che si sta riproponendo) vuole delegittimare la volontà popolare e distruggere definitivamente il nostro territorio per far guadagnare i loro amici petrolieri.
Il nostro mare va difeso con unghie e denti, per questo chiamiamo la cittadinanza ad una grande risposta affinché sia garantito il diritto di farsi un bagno in santa pace.

Domani Domenica 17 agosto, altra tappa del Tour “Giù le mani dal nostro mare”, saremo a Taranto, Marina di Lizzano, località La spiaggetta alle 10.30.

Il tempo delle energie alternative e non inquinanti era già ieri ma ancora oggi pensano ad un domani nero e sporco di petrolio.

Rosa D’Amato
Portavoce M5S

Parlamento Europeo

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There is 1 comment

  • Arcangelo Amati ha detto:

    Non Distruggiamo
    il nostro Mare.

  • ROSA D'AMATO