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Parlamento Ue riconosce fallimento austerity. Vittoria M5S a Strasburgo, ok al Report sulle Pmi
13 settembre 2016
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Aumentare gli investimenti e favorire l’accesso al credito. Semplificare la burocrazia, in particolare per quel che riguarda i fondi strutturali e gli strumenti finanziari dell’Ue, e migliorare la trasparenza negli appalti pubblici. E poi ancora: ridurre i ritardi nei pagamenti della pubblica amministrazione e potenziare l’economia circolare. Sono questi i punti principali del report ‘Promuovere la competitività delle Piccole e medie imprese’, che ho redatto durante mesi di intenso lavoro e che è stato approvato a larghissima maggioranza oggi dal Parlamento europeo nel corso della sessione plenaria a Strasburgo. Nel report, si riconosce che la crisi delle piccole e medie imprese europee è stata causata anche dalle ‘politiche di austerità attuate dagli Stati membri e dall’Unione europea’, politiche che ‘hanno soffocato la domanda interna’.

In sostanza il Parlamento ha riconosciuto il fallimento delle politiche del rigore. e chiede all’Ue e ai suoi Stati di aumentare decisamente gli investimenti a favore delle piccole e medie imprese, favorendone la competitività e l’accesso al credito e rimuovendo gli ostacoli burocratici. Le Pmi rappresentano la vera forza motrice della nostra economia e danno un contributo fondamentale allo sviluppo, alla coesione sociale, all’innovazione e alla creazione di occupazione di alta qualità, garantendo oltre 100 milioni di posti di lavoro. L’Europa del rigore e delle multinazionali ha fallito. Adesso si volti pagina.

Il report indica la strada verso la quale muoversi. Parole chiave sono un’internazionalizzazione socialmente responsabile e un processo integrato di politica regionale e politica europea che si concentri su settori specifici come il manifatturiero, le nuove tecnologie, le costruzioni sostenibili, i veicoli verdi e le smart grids. Il fronte della sostenibilità è centrale: occorre velocizzare la transizione verso l’economia circolare e, dato che le imprese europee hanno il costo dell’energia più alto del mondo, avviare un deciso processo di decarbonizzazione e autoproduzione dell’energia a favore delle fonti rinnovabili, cosi’ come indicato dalla Cop21 di Parigi.

La mia risposta è in questo report: un futuro senza l’Ilva è possibile attraverso la promozione di un tessuto produttivo fatto di Pmi e incentrato sulle vocazioni del territorio, come agricoltura e turismo, favorendo un’imprenditorialità diffusa che colga le opportunità dell’economia circolare”.
Per consultare il report completo:

http://www.europarl.europa.eu/sides/getDoc.do?pubRef=-%2f%2fEP%2f%2fTEXT%2bREPORT%2bA8-2016-0162%2b0%2bDOC%2bXML%2bV0%2f%2fIT&language=IT

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ROSA D'AMATO