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Piano juncker una bufala, un business solo per banche
25 gennaio 2017
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La proposta di estensione dell’EFSI prevede la modifica di due regolamenti che lo hanno plasmato con le caratteristiche viste finora. Si tratta di un piano di investimenti che, con il paravento delle sinergie e dell’addizionalità, ha in qualche modo impoverito atri strumenti e azioni già esistenti, come nel caso delle politiche di coesione. Un Fondo per gli investimenti strategici che in vari casi si è rivelato opaco, che ha supportato  e infrastrutture impattanti, e progetti tutt’altro che sostenibili.
Un’iniziativa, quella dell’EFSI, che strizza l’occhio alle banche e agli intermediari finanziari, ma che dall’altra copre di segretezza cifre e dettagli dei progetti, nonché le modalità di impiego e i costi degli strumenti finanziari, anche ad elevato rischio, che sono utilizzati.
Un’espansione annunciata appena un anno dopo l’avvio operativo dell’EFSI, basata su limitati riscontri effettivi, con una potenziale esagerazione dell’effetto leva dichiarato e con meccanismi di governance non certo cristallini.
Vorrei ricordare che la Corte dei Conti Europea nel proprio report ha evidenziato che “vi sono pochi elementi attestanti che l’aumento della dotazione complessiva del Fondo Europeo per gli Investimenti Strategici sia giustificato” ed ha inoltre criticato il fatto che “la disposizione che collegava la continuazione dell’EFSI ai risultati di una valutazione indipendente sia stata cancellata”.
Apprezzo quindi lo sforzo della relatrice per una maggiore informazione e trasparenza laddove l’EFSI sia combinato con altri fondi europei e per il focus sulle PMI; tuttavia la portata degli aspetti problematici mi induce a mantenere una posizione fortemente critica rispetto alla modifica dei Regolamenti proposta dalla Commissione.

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ROSA D'AMATO