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Politica UE di coesione sia fuori da patto stabilità
25 gennaio 2017
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Grazie Presidente. Innanzitutto, volevo ringraziare il relatore per il tema del report. Mai come adesso nella storia della politica di coesione, è infatti fondamentale rilanciare il coinvolgimento dei partner e la visibilità nella performance e nei risultati della politica di coesione.
Dobbiamo partire da un dato, ahimè innegabile e particolarmente rilevante, soprattutto per noi membri della commissione REGI. Da un punto di vista generale, è, in effetti impossibile non notare come, nonostante tutti l’impegno che io, in prima persona – e sono sicura anche gli altri colleghi nelle loro circoscrizioni- ci siamo presi in materia di informazione sui fondi europei, tutti i fondi, ma in particolare quelli della politica di coesione rimangono, per la maggior parte dei cittadini e nel migliore dei casi, una sorta di chimera estremamente difficile da comprendere. Nel peggiore, uno dei simboli più eclatanti della burocrazia o addirittura un esempio dell’inutilità della gestione condivisa tra Unione Europea, Stato e Regioni.
Come sappiamo anche dalla relazione pubblicata in ottobre dalla DG REGIO, in realtà la politica di coesione si conferma come il principale strumento di investimento pubblico nell’UE. E dunque, mi pare giusto citarlo in questa sede, parliamo di un milione di posti di lavoro creati, corrispondenti a un terzo della creazione netta complessiva di posti di lavoro nell’UE nel periodo in esame, parliamo di 400.000 progetti per le PMI, (con il finanziamento di 121.000 start-up), di piu di 8 milioni di cittadini europei raggiunti dalla banda larga, di quasi 100.000 progetti di ricerca finanziati.
Tutto vero e tutto giusto, ma i nostri cittadini spesso non percepiscono come tali questi aiuti. Gioverebbe, dal mio punto di vista, sia una migliore e più corretta informazione da parte delle autorità regionali e nazionali, che sono invece spesso in prima linea quando devono attaccare ‘Bruxelles’ per problematiche inerenti alla loro capacità amministrativa, sia un quadro normativo europeo più comprensivo e attento al contesto di ciascun paese. Tanto per intenderci, non aiutano, eufemisticamente, né l’introduzione della macrocondizionalità economica, né la rigida applicazione del Patto di Stabilità, a proposito del quale ricordiamo, noi del Movimento 5 Stelle chiediamo, sin dall’inizio della legislatura, lo scorporo di tutti i fondi della politica di coesione dal calcolo del deficit.
Aspetto dunque il progetto di report del collega per confrontarci adeguatamente sul testo e poi con i nostri emendamenti.

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ROSA D'AMATO