Comunicati Stampa
Promuovere lo sport difendendolo dal marcio delle scommesse e dei grandi eventi
10 ottobre 2016
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Oggi, in commissione Cultura al Parlamento europeo, sono intervenuta per parlare di sport e per difendere i valori che ne sono alla base. Valori lontani anni luce dal marcio che emerge dagli scandali delle scommesse o dalla corruzione e dalle speculazioni legate ai grandi eventi come le Olimpiadi. Ecco il testo del mio intervento

 

Cari colleghi,

ci tenevo ad intervenire oggi per la presentazione del report del collega Tàkkula poiché si tratta di un argomento che mi sta particolarmente a cuore.

Parlo da insegnante di educazione fisica, ovvero il mio è il punto di vista di una persona che ha fatto dello sport una delle ragioni della propria vita e di sfida continua, personale, sociale ed economica.

Perché questo è il vero valore dello sport.

Mi ha fatto molto piacere infatti leggere che il collega , tra gli obiettivi della sua relazione, pone anche quello di fare dello sport un canale per l’integrazione delle persone e per l’inclusione sociale.

Migliorare l’attività fisica deve essere al centro non solo delle politiche dello sport, ma anche delle politiche di istruzione, sociali e sanitarie

Il contributo economico dello sport per la società è enorme e la tendenza è in crescita. Lo sport è un volano economico per il turismo, il benessere, l’industria dei beni e sempre più nei servizi digitali. Più di 7 milioni di europei lavorano nel settore dello sport e il business dello sport rappresenta quasi 300 miliardi euro nell’Unione.

Ecco perché lo sport merita un approccio intersettoriale nel processo decisionale.

Recenti scandali nella governance delle organizzazioni nazionali, europee e internazionali sportive dimostrano che è giunto il momento di reagire.

Ma il vero problema a mio parere sta nella scarsità stessa di governance: la debolezza di nostri sistemi fa fallire la ratio delle pratiche sportive, cioè l’integrità e la trasparenza, e fa aumentare il rischio di corruzione.

Un esempio su tutti, il match fixing. È una delle sfide maggiori in campo sportivo ma ciò che vedo è che ci sono deficit nella definizione stessa del fenomeno che, a mio avviso, ha sempre di più una connotazione trasversale.

Il report dovrebbe , prima di tutto, fare una distinzione chiara tra ciò che è regolato e ciò che non lo è; parlare solo di pratiche “legali” e “illegali” può essere fuorviante e potrebbe portare a delle complicazioni in vista della firma della Convenzione del Consiglio d’Europa contro il match fixing.

Un altro punto su cui vorrei porre maggiore attenzione è l’educazione: non credo che la mia sia una “deformazione professionale”, ma reputo piuttosto che, avendo la possibilità di agire a più livelli –da quello legale/giudiziario alla semplice comunicazione e campagne mediatiche-, una strada sicuramente vincente per prevenire il fenomeno del match fixing , e della corruzione in ambito sportivo più in generale, sarebbe quello di educare i nostri giovani alla cultura dell’integrità morale e dell’etica sportiva.

Tutto ciò ovviamente deve tradursi in azioni concrete, esempi. E poiché credo che anche il collega relatore sia interessato ad un approccio più operativo, non mancherò di fornire esempi per combattere operativamente il match fixing, fin dalle sue basi.

Uno strumento su tutti per raggiungere questo obiettivo è il già citato programma Erasmus +, che rappresenta lo strumento più efficace di politica sportiva europea. Tuttavia, potrebbe essere utilizzato in modo ancora più efficace, grazie ad una maggiore comunicazione tra la Commissione europea e gli Stati membri e con un aumento dei contributi UE destinati allo sport .

Per concludere, cari colleghi, il modello sportivo europeo è una base unica e di successo per lo sport organizzato. Ma questo modello deve essere protetto da una serie di minacce. Allo stesso tempo, deve affrontare nuove sfide e bilanciare molteplici interessi.

Come nel caso dei grandi eventi sportivi, che se da un lato offrono una grande opportunità per lo sport organizzato al fine di promuovere valori positivi, in particolare quando sono conformi alle politiche ambientali, e offrono anche la possibilità di utilizzare lo sport come un fattore chiave per il turismo e le imprese locali, dall’altro lato rappresentano anche dei veri e propri poli attrattivi per gli interessi di pochi e le speculazioni di ogni sorta. E non sta a me ricordare che in Europa, e nel mio paese, in Italia, non sono mancati esempi in tal senso.

Da decenni ogni grande evento è stata una grande occasione per alimentare un circuito di clientele, saccheggiare le casse pubbliche, garantire abbuffate orizzontali.

Non sono pochi gli esempi di comuni che si sono indebitati per via dell’organizzazione di grandi eventi sportivi. Nella tanto virtuosa Torino ad esempio, solo nel 2008 ogni torinese avrebbe avuto sulle spalle una esposizione di più di 5.000 euro. Un livello giustificato dai grandi investimenti che la città ha dovuto sostenere per l’organizzazione delle Olimpiadi invernali del 2006.

Quindi, colleghi, cogliamo questa occasione per riflettere e confrontarci su un tema ad oggi di grande attualità, che probabilmente vede molti di noi divisi ma che sicuramente è di facile comprensione, considerando la bancarotta economica di molte città europee.

Grazie

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ROSA D'AMATO