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Questi sono i fondi FEG! Il governo non li usa
17 novembre 2014
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Vorrei portare alla vostra attenzione, in quanto portavoce europeo del Movimento e coordinatrice nella commissione Sviluppo Regionale del Parlamento Europeo, la problematica relativa al non utilizzo, da parte del governo italiano, del Fondo Europeo di Adeguamento alla Globalizzazione (FEG), disciplinato dal regolamento UE n. 1309/2013 del 17 dicembre 2013.
IL FEG è un fondo che dispone di una dotazione annua massima di 150 milioni di euro per il periodo 2014-2020 e può finanziare fino al 60% del costo di progetti destinati ad aiutare i lavoratori in esubero a trovare un altro impiego o avviare una propria attività. Si offre, in pratica, un sostegno a coloro che hanno perso il lavoro in seguito ad importanti mutamenti strutturali del commercio mondiale dovuti alla globalizzazione.
Possono beneficiare dei progetti FEG singoli lavoratori in esubero. Nel periodo 2014-2020 sono inclusi anche i lavoratori autonomi, temporanei e a tempo determinato.
La specificità del FEG consiste nel fatto che solamente gli Stati membri possono chiedere l’intervento del fondo. Per l’Italia, il referente è il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. Dal 2012 ad oggi, l’Italia ha presentato richiesta per i lavoratori di una sola fabbrica, la Whirlpool, per 1,8 milioni di euro. In due anni, la Francia ha fatto richiesta per circa 47 milioni, la Grecia 28, la Spagna 4,3, la Germania 3,8.
Secondo il regolamento comunitario, l’iniziativa della domanda può essere presa dagli interessati, vale a dire dalla località o regione colpita, o dalle parti sociali coinvolte o dai lavoratori coinvolti – ma la domanda deve essere presentata dallo Stato membro e firmata da una persona autorizzata a rappresentare tale Stato membro.
Se per i cittadini coinvolti, è comprensibile la non conoscenza di questa opportunità, appare sicuramente inaccettabile che un Governo scelga di ignorare, o ignori del tutto, l’esistenza di un Fondo europeo che potrebbe aiutare finanziariamente tante persone colpite da licenziamenti collettivi e che tentano di ricollocarsi nel mercato del lavoro.
E’ vero che il FEG ha delle regole abbastanza stringenti, tanto che può essere utilizzato solo laddove vi siano almeno 500 lavoratori messi in esubero da una stessa azienda (inclusi fornitori e indotto), o in caso di licenziamenti collettivi di grande entità in un determinato settore in una o più regioni limitrofe. Ma, scorrendo bene il regolamento comunitario, (che, ricordiamo, è direttamente applicabile nella legislazione dello Stato Membro, e non necessita di alcun atto di recepimento o di attuazione), vediamo che gli ambiti di intervento possono essere rivolti anche verso il collocamento in esubero di almeno 500 lavoratori o la cessazione dell’attività di lavoratori autonomi, nell’arco di un periodo di riferimento di nove mesi, in particolare in Piccole e Medie Imprese, tutte operanti nello stesso settore economico oppure in regioni confinanti, a condizione che il numero complessivo di lavoratori o di lavoratori autonomi in due regioni combinate sia superiore a 500. (art. 4.1 b del regolamento)
Inoltre, gli Stati Membri possono richiedere un sostegno per i cosiddetti NEET (cioè i giovani che non lavorano e non partecipano ad alcun ciclo di istruzione o formazione), di età inferiore ai 25 anni o, qualora gli Stati membri lo decidano, di età inferiore ai 30 anni, nelle regioni ammissibili nell’ambito dell’iniziativa a favore dell’occupazione giovanile.
Vista la drammatica situazione relativa alle piccole e medie imprese, con l’acqua alla gola in qualsiasi regione italiana, e con una disoccupazione giovanile giunta al 40 per cento (fonti Istat 2013), ci domandiamo come il governo Renzi possa permettersi di non sfruttare, o di ignorare apertamente l’esistenza, di un fondo europeo volto ad aiutare le categorie più in difficolta, dai lavoratori in esubero ai giovani disoccupati.
Risultano, al proposito, completamente inascoltate le esortazioni contenute nei consideranda nel regolamento, dove si dice che:
a) in sede di configurazione del pacchetto coordinato di misure attive per il mercato del lavoro gli Stati membri dovrebbero prestare particolare attenzione ai beneficiari svantaggiati, ad esempio i disoccupati giovani e anziani, nonché le persone a rischio di povertà, in quanto gruppi che registrano particolari problemi di reinserimento nel mercato del lavoro a causa della crisi finanziaria ed economica globale e della globalizzazione.
b) al fine di sostenere in modo efficace e rapido i beneficiari, gli Stati membri dovrebbero impegnarsi al massimo per presentare domande complete per un contributo finanziario a valere sul FEG.

Alla luce di quanto sopra esposto, non possiamo che prendere atto e stigmatizzare ancora una volta la vacuità delle dichiarazioni e dell’operato del governo Renzi, che da un lato si atteggia a vittima dell’Unione asserendo di non volere prendere lezioni da una banda di burocrati, e dall’altra non riesce, o non è interessata, ad approfittare di fondi europei volti ad aiutare concretamente i cittadini italiani in difficoltà.

ConosciFEG

Rosa D’Amato

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ROSA D'AMATO