Comunicati Stampa
Referendum: un SI’ per fermare le trivelle
11 aprile 2016
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Dalle 7 alle 23 di domenica 17 aprile, gli italiani si esprimeranno sui permessi già concessiper estrarre idrocarburi in mare entro le 12 miglia dalla costa.

 

Il quesito riguarda la possibilità di prorogare a tempo illimitato la scadenza delle concessioni.

 

La Legge di Stabilità prevede una norma, della quale chiediamo l’abrogazione, che fissa la durata delle concessioni a 30 anni.

 

​Q​ueste concessioni risultano prorogabili per una o più volte per un periodo di dieci anni se il giacimento dovesse risultare ancora coltivabile.

Insomma, si tratta di estrazioni a tempo indeterminato con tutto quello che ne consegue per l’ambiente.

 

Votiamo SI alla proposta abrogativa​:​

in tal modo le attività dovranno interrompersi alla scadenza della concessione trentennale.

 

E’ fondamentale andare a votare perché si raggiunga il quorum: il referendum sarà valido se alle urne si recherà la metà più uno degli aventi diritto.

 

Secondo i dati forniti dal ministero dello Sviluppo economico, nelle acque italiane ci sono adesso 135 piattaforme:

 

–      92 sono all’interno delle 12 miglia nautiche (22,2 km dalla costa).

Si tratta di 35 concessioni, 26 delle quali produttive.

Le piattaforme attive sono 79, i pozzi sono in tutto 463.

 

 

Il referendum è stato proposto da nove consigli regionali: Basilicata, Calabria, Campania, Liguria, Marche, Molise, Puglia, Sardegna e Veneto.

Se vincerà il «si», gli impianti proseguiranno la loro attività sino alla scadenza delle rispettive concessioni: la prima trivella si fermerà nel 2018, l’ultima nel 2034.

All’interno delle concessioni già rilasciate, inoltre, potrebbero essere installate nuove piattaforme e di conseguenza potrebbero essere scavati nuovi pozzi fino allo scadere della concessione stessa.

Una ragione di più per evitare le proroghe “a esaurimento giacimento”.

 

Votare SI salva i nostri mari da questo rischio aggiuntivo ma soprattutto costringerebbe il Governo a spingere sulla​​riconversione dei programmi energetici, visti anche gli obiettivi nazionali vincolanti dall’Unione Europea per le rinnovabili, che l’Italia ha fissato al 17% entro il 2020 (Islanda, Norvegia e Svezia viaggiano oltre il 50%, media Ue 20%.)

 

Il SI’ al REFERENDUM, inoltre,  sulle trivelle NON CANCELLA posti di lavoro.

Anzi, spalanca scenari interessanti.

E’, infatti, la crisi del settore a mettere a rischio l’occupazione: consumo gas -21,6%, consumo petrolio -33%.

Se il 17 aprile vincerà il Sì, le piattaforme non chiuderanno il giorno dopo.
L’ultima concessione scadrà nel 2034 (lo stabilisce la Legge di Stabilità 2016).

Lo smantellamento delle piattaforme potrà creare nuova occupazione.

Inoltre, i dati ufficiali circa l’intero settore italiano di estrazione di petrolio e gas (fonte Ente pubblico di ricerca sui temi della formazione, delle politiche sociali e del lavoro) parlano di 9mila impiegati e di un comparto in evidente sofferenza da alcuni anni, come rivela Green Report:

“A dimostrarlo – si legge – i rapporti del settore degli ultimi anni a livello nazionale e internazionale o il tavolo di crisi aperto presso la Regione Emilia Romagna, già prima dell’istituzione del referendum. Ad esempio, secondo l’ultimo rapporto della società di consulenza Deloitte, il 35% delle compagnie petrolifere a causa del crollo del prezzo del petrolio è ad alto rischio di fallimento nel 2016, con un debito accumulato complessivamente di 150 miliardi di dollari.

Al contrario, il settore delle rinnovabili e dell’efficienza è in forte crescita e con norme e politiche adeguate potrebbero generare almeno 600mila posti di lavoro:100mila al2030 nel solo settore delle energie rinnovabili – circa il triplo di quanto occupa oggi Fiat Auto in Italia – mentre, al contrario, nel 2015 se ne sono persi circa 4mila nel solo eolico, 10mila in tutto il settore”.

Insomma, il SI al referendum non taglia posti di lavoro. Lancia prospettive nuove!

 

Sfatiamo infine il mito delle royalties.

Si tratta dei soldi che le aziende dovrebbero versare alla comunità che vive sul territorio dove si estrae petrolio o gas. In Italia sono pari solo al 10% (gas) e al 7% (petrolio in mare).

Le royalties non si calcolano per le prime 20mila tonnellate di petrolio in terraferma, le prime 50mila tonnellate di petrolio in mare, i primi 25 milioni di metri cubi di gas terra e i primi 80 milioni di metri cubi in mare.

Infine, le royalties sono deducibili dalle tasse.

 

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ROSA D'AMATO