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A Roma abbiamo detto chiaro e forte che TARANTO NON MOLLA!
14 gennaio 2016
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Martedi a Roma, alla Camera, con i portavoce Carlo Martelli, Alberto Zolezzi e Davide Crippa. Accanto a noi del Movimento Cinque Stelle, Aldo Ranieri e Massimo Battista del Comitato dei Liberi e Pensanti.

Abbiamo ribadito le ragioni del NO ai decreti del Governo che insistono su una logica che ha danneggiato e avvelenato Taranto. Sulla testa dei tarantini si sta giocando in modo pesante. Da una parte si illudono gli operai, trascinandoli in un nuovo limbo chiamato ‘privatizzazione’. Dall’altra parte si dice alla cittadinanza che il Governo c’è, che la soluzione è vicina e che il peggio è passato.

TUTTO FALSO

Il Governo non c’è, se non per rattoppare qua e là una vicenda che Renzi ha perso di vista, affidandola a mani sempre diverse per venirne a capo. Il Governo decreta continuamente, la Camera ha appena approvato il nono provvedimento, per tentare di salvare il salvabile ma puntualmente dimentica la cosa più importante: la salute degli operai e di una provincia intera.

Gli inutili interventi della cosiddetta ambientalizzazione degli impianti vengono prorogati di semestre in semestre. E quello che dicono di aver già fatto… non ci risulta sia stato ultimato!

Lo scenario politico poi non è dei più rassicuranti: L’Europa avvia una procedura di infrazione perché lo Stato non può aiutare una impresa privata. Ma il Governo fa finta di nulla e anticipa i tempi, accelera e vende le acciaierie.

I partiti sono già concentrati sulle manovre prelettorali. A Roma, a Bari e a Taranto stanno prendendo e perdendo tempo in attesa delle urne amministrative e politiche.

Il governatore Emiliano, durante le primarie del centrosinistra, aveva parlato di ‘diritto penale sospeso a Taranto’. Poi ha corretto il tiro durante la campagna elettorale vera e propria, parlando di ‘carte da vedere e analisi da compiere nei primi sei mesi’. Una volta insediato, ha ripreso la vecchia proposta del commissario Ilva (il gas al posto del carbone). E ha riempito le cronache politiche con una idea vaga, inutile, costosa, di fatto impraticabile che però dice ai pugliesi una cosa chiara: il Gas ci serve!!!!! Guarda caso, il messaggio che resta è proprio legato all’esigenza di una fonte energetica che in Puglia significa Tap.

Il Comune di Taranto ha un sindaco imputato nel processo ‘Ambiente Svenduto’ Su Ilva non dice più nulla, salvo scambiarsi letterine con l’Arpa per capire se e quando bloccare il Traffico a Tamburi. Il sindaco è a capo di una maggioranza scollegata dal tessuto Cittadino. E che non si interroga sulle ragioni per le quali i tarantini non vanno più a votare !!!!!

Nelle prossime settimane affronteremo il nodo Ilva e il tema del futuro. Sono disponibili fondi per la ricollocazione e l’incentivo alla riqualificazione professionale, alla creazione di innovazione. Costa meno che finanziarie nuovo acciaio inquinante. Ci sono strade concrete da percorrere e andare oltre l’orizzonte Ilva. Ne parleremo con la cittadinanza e le illustreremo. Noi diciamo NO ma proponiamo soluzioni. Taranto ha il diritto di respirare e vivere come le altre città italiane. Ci sono 200 mila abitanti che hanno servito lo Stato nel Novecento (arsenale militare e acciaio) e adesso sono stanchi di sentirsi ripetere che il veleno è di fatto una voce della busta paga. Secondo i partiti, però, la questione Ilva finisce con la vendita e la ripresa a regime della produzione. Non hanno capito cosa sia accaduto in città, evidentemente! Fanno finta che tutto sia passato, sperano che il fatalismo riprenda il sopravvento: ma stavolta ci siamo NOI.

Intanto, gli operai dell’Ilva di Genova lottano oggi per il mantenimento degli accordi occupazionali del 2005, quando l’area a caldo fu chiusa e la produzione trasferita (maledettamente) proprio a Taranto. Siamo vicini alle rivendicazioni operaie liguri ma la salute dei tarantini non può essere di nuovo svenduta sull’altare di logiche produttive. Il veleno Ilva costa troppo caro ai tarantini. La città esiste e lotta. Noi siamo andati a Roma per dire chiaro e forte all’Italia che TARANTO NON MOLLA

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ROSA D'AMATO