Comunicati Stampa
Rosa D’Amato in Europa: Fermiamo Tempa Rossa!
15 ottobre 2014
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Tempa Rossa è un progetto voluto così fortemente dal Governo al punto di stravolgere la Costituzione. Ha avuto il lasciapassare sia della Regione Puglia e del Comune di Taranto ma ora, la parola d’ordine è recuperare consensi.
Vista l’impatto negativo per l’economia e il territorio tarantino e lucano, ho ritenuto indispensabile porre all’attenzione della Commissione Europea due interrogazioni distinte su questo progetto col supporto dei colleghi Piernicola Pedicini, Eleonora Evi, Marco Affronte e degli altri 5 gruppi parlamentari.
Nella prima interrogazione, ricordando che il progetto è sotto osservazione in Europa grazie a una petizione che ha sollevato importanti questioni quali il rispetto della Direttiva Seveso e il Regolamento in materia di igiene per gli alimenti di origine animale, si sottolineano le criticità indicate dalla Corte di Giustizia in materia della gestione delle terre e rocce da scavo, e quindi risulta in contrasto anche con le norme che tutelano l’ambiente marino, ed in opposizione alle strategie di valorizzazione dei combustibili alternativi oltre che alla politica energetica di abbandono delle fonti fossili a favore delle rinnovabili.
Per di più l’intero progetto, comprendente le opere nella vicina Basilicata, espone a potenziali contaminazioni le risorse idriche e le coltivazioni di mitili nel Mar Grande. Cosa intende fare l’Europa per fermare questo progetto? E come si intendono sorvegliare le attività di impianti a fonti fossili affinchè le risorse irrigue, idropotabili, gli ecosistemi marini e la salute pubblica siano tutelati?
Nella seconda interrogazione, ho chiesto di poter ricevere ogni documentazione e comunicazione finora scambiata, e quelle che seguiranno, relative alla petizione 1107/2011 su Tempa Rossa.
E’ nostra ferma intenzione arrestare l’avanzata delle lobby del petrolio che, con lo specchio per le allodole delle royalties e l’elemosina dei buoni carburante, vogliono colonizzare la nostra terra e contaminarne il suolo e le acque.
Ci apprestiamo a vivere una fase cruciale di questa battaglia: la città di Taranto non può più sopportare altre installazioni così pesantemente impattanti ed in netto contrasto con le sue reali vocazioni. E’ ora di cambiare strategia una volta per sempre.

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